Le consapevoli ferite delle donne

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Vittime di uomini che le violentano, le seviziano e le sottomettono, le donne del Mondo combattono, da molti anni a questa parte, contro il temibile orco del “femminicidio”. Un orco, proprio così, un indefinito fantasma che può nascondersi al di qua di una scrivania d’ufficio, dietro l’angolo del salumiere di fiducia o, il più delle volte, tra le quattro mura domestiche.

Eppure, spesso, le laceranti ferite psicofisiche sono auto inflitte da convinzioni di inferiorità a cui giovani ragazze devono, loro malgrado, dar conto. Un’indagine pubblicata da “Il Giornale” ha rivelato che, solo in Italia, sono addirittura più di 80mila le donne che si sottopongono, volontariamente, alla mutilazione genitale.

Pratica diffusa già 4mila anni prima di Cristo, la mutilazione genitale femminile nasce, probabilmente, nei paesi Nilotici e tra le regioni sub sahariane dell’Africa. Preferiamo non descrivere nel dettaglio le atrocità subite da queste povere Anime, ma è facilmente intuibile quanto esse vengano relegate al ruolo di mero oggetto sessuale, con l’organo di riproduzione ricomposto a mò di cintura di castità.

I miei 25 lettori mi perdonino, la mano di chi vi scrive non riesce a digitare sulla tastiera del pc parole in grado di esprimere sdegno e vergogna ma il diritto di cronaca di questo giornale ci impone di non trascurare un dato dalle infinite sfaccettature, un dato che trova conferma nell’errata ideologia secondo cui mutilarsi equivarrebbe a sentirsi donna “perbene” e “pura”, una madre che accetta un crimine per non contravvenire alle regole totalitaristiche ed estremistiche dei propri governi, anche se questo vuol dire perdere ogni forma di dignità, ogni tratto somatico che ricordi loro di essere procreatrici di sogni, ogni barlume di libertà.

Mentre una parte dell’universo rosa balza sulle prime pagine nazionali, un’altra vive in silenzio una morte più lunga, un destino segnato già in partenza da dinamiche sociopolitiche che odorano di falsa integrazione. Perciò diventa necessario accogliere fin da piccoli uomini e donne del domani, gente dall’antica tradizione extraeuropea che possa portare, nel suo bagaglio culturale, anche le cartoline di un Occidente giusto nelle leggi e nell’applicazione di esse, un melting pot di giustizia e valori umanitari.


di Michele Di Corato

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