L’ascolto dell’anima

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Né carne né ossa, né muscolo né tessuto. Anima. Difficile trovare significati e definizioni di questa parte vitale e spirituale, distinta da tutto ciò che resta dell’essere umano. Nel concreto cos’è l’Anima? Io la definisco abisso, quella parte più profonda e intima di ognuno di noi, quella più vera tanto da essere la più significativa di ogni altro insieme di termini che possono connotare tutto il nostro essere.

Essenza? Troppo riduttivo. Grandezza? Troppo generico. Senza dubbio è luogo in cui risiedono le fondamenta della nostra struttura, costruzione dal fascino sublime o armonia di tasselli del nostro mosaico interiore. Più facile, infatti, trovare similitudini. In questa “dimensione” vivono le nostre emozioni, i nostri sentimenti, ed i desideri più ardenti, quelli che a volte mettiamo a tacere, che giocano e fluttuano come pesci nel mare, insieme a tutta la varietà degli esseri viventi presenti nell’abisso.

Come vive l’Anima nel quotidiano e come vengono prese le decisioni e le grandi e piccole scelte della nostra vita  non lo sappiamo bene ancora, ma è cosa non facile, direi..Siamo impegnati, affannati a far parlare l’ego, per mostrarlo al mondo, per elevarlo perché è cosi che appunto questo mondo ci vuole. L’ego ha sede nella mente, è frutto di tutto quello che abbiamo imparato, quello che ci è stato trasmesso, quello che ci viene detto di fare, l’insieme dei valori e delle nostre credenze. E qui risiedono anche le nostre paure, genesi delle ansie, che bloccano quel bel percorso che forse si pensa di fare prima che arrivi lui, il conflitto. E sì perchè quest’ultimo ti si presenta forte e grande, tanto da non volerlo vedere e da far finta non esista affatto, nascosto dietro una forzata razionalità.

Spieghiamoci meglio. Quando vogliamo scegliere, e dico vogliamo perché il dovere già implica un non ascolto di sé, spessissimo facciamo prevalere il nostro ego, e dico facciamo perche tutto questo dipende da noi e da nessun altro, facciamo vincere la mente, che non è la ragione, con tutte le paure, con tutti i condizionamenti del “questo non si fa”, “questa è la realtà in cui vivo”, fattori che arrivano a noi dall’esterno, dal di fuori al nostro essere e quindi alla nostra Anima. Tutto questo giunge ad essa  creando scompiglio, fin quando finiamo per seguire la strada del mentale, quella più semplice, che ci intrappola e ci fa rimanere fermi, perchè troppo faticoso essere autentici, difendere ciò che si ha dentro, ossia quello che siamo, quello che vogliamo veramente, senza deludere nessuno e senza dare l’idea di essere fuori strada, o meglio detto, “fuori di testa”. Sì, troppo difficile da far capire al mondo. La strada tracciata dagli altri è sempre la più facile….

Ed è così che deludiamo noi stessi, senza far alcun rumore, senza mostrarci per ciò che vogliamo, senza essere chi siamo, per non parlare poi dell’incapacità che ci attribuiamo noi stessi a cogliere l’opportunità di migliorare se solo sappiamo affrontare la paura, iniziando a salire un gradino, facendo sì che la salita sia sempre meno faticosa.

A volte poi succede, nelle scelte più difficili, di fare i conti con malesseri fisici segni di disagio. Attribuiamo infatti a questi il segno che qualcosa non va se piuttosto che uscire fuori dalla strada usuale prendiamo il sentiero del cuore e che qualcosa di bello e grande da vivere ha un prezzo troppo grande per essere appunto vissuto; la lotta contro il giudizio la definiamo già persa in partenza e ora la nostra mente è pronta a giustificare ogni nostra scelta fatta in base alla ragione. La ragione, altra dimensione così bella e affascinante, che non merita di essere chiamata in causa solo per giustificare le nostre debolezze. Essa è tutt’altro che un ostacolo a questo processo. Come superare allora il disagio? Probabilmente è più facile di quanto si pensi se, con le nostre forze, ci predisponiamo ad acquisire consapevolezze, a riconoscere la nostra parte più vera e profonda e e che spaventa e , di conseguenza, a cambiare qualcosa poi. Tutto sta nel fermarsi, magari un po’ e nel guardarsi, nel capire cosa stiamo provando, nel dare un nome alle nostre emozioni, nel chiederci perché viviamo quel disagio, nel farci domande come “perché mi crea questo effetto? Cosa c’è che realmente mi fa paura?, Cosa succederebbe dentro di me se scegliessi l’una o l’altra strada?, E’ la strada del cuore?, E’ la mia Anima a condurmi? Delle volte può solo bastare chiudere gli occhi per vedere l’abisso, poiché col buio vediamo la luce dei nostri desideri e quando questi ci sono, ben distinti dai bisogni, ecco che è la nostra Anima a farsi vedere.

Connettersi con proprio sentire, per poter fare ogni scelta, piccola o grande che sia. E la risposta arriva, arriva sempre a trasformare tutta la tensione in bellezza, la bellezza persino di immaginare una gioia, sensazione di leggerezza, di libertà. Il cammino sembra lungo, senza il coraggio di superare il conflitto tra il desiderio, con l’immagine di quella gioia e la mente che ci tiene bloccati nel non agire per renderli concreti.

Ma l’Anima è distinta, va guardata come dimensione altra nel nostro interno, il nostro sé superiore, più grande e più forte di ogni organo, proprio per questo è nell’organo più importante, il nostro cuore. Ma va anche curata come nostra parte bambina, genuina in cui risiede ogni verità più intima. Ci è stata donata per vivere in pienezza, non per sopravvivere e lottare ed è per questo che è sempre positiva, perché se sappiamo ascoltarla essa ci dice sempre ciò che è meglio per noi, ciò che ci renderà felici, senza trascurare la ragione, con la quale può allearsi, trovando quest’ultima la via per raggiungere la meta.

Credo di poter riassumere questo processo con l’immagine di un bagno in un mare dall’acqua bellissima: possiamo starci e rimanerci quanto vogliamo, nell’acqua bassa dove, confortati dalle nostre certezze, nulla ci da pericolo. Ma non appena qualcuno ci invita a spingerci oltre e nuotare, guardando in basso, come quando si fa snorkeling, decidiamo di andare a guardare i fondali e, tra superficie e acqua, ecco il grande spettacolo del mare in cui dolcemente ci muoviamo, senza la paura di cadere giù. Se poi ancora, magari con l’aiuto di qualcuno, il supporto dell’ossigeno, riusciamo a scendere più in basso, immergendoci totalmente nell’acqua e arrivando a toccare il fondo, riusciamo ad interagire con la straordinaria natura marina, che forse non abbiamo mai visto prima. Ed è solo ora che abbiamo conosciuto l’abisso, il nostro.


Di Annarita Binetti

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