UNA CHIACCHIERATA A TU PER TU DA DONNA A UOMO: ALESSANDRA E MIKY.

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Michele, o meglio Miky, più confidenziale e consono alla nostra chiacchierata. Quest’intervista nasce dalla stima che nutro nei tuoi confronti e da una profonda curiosità, nel senso più sottile del termine, verso alcuni temi generali che però possono essere calati nella vita quotidiana. Vorrei chiacchierare con te delle donne, di quello che non dicono e di quello che dicono.

Giovedì è stata la giornata della donna e da donna ti chiedo che cosa pensi dell’8 marzo e del suo ruolo in una società che muta e si trasforma continuamente.

Quale donna nella letteratura, nella storia, nella cronaca, nella società credi possa incarnare i diritti, le responsabilità, le fragilità e difficoltà a cui spesso andiamo incontro?

I primi nomi che mi vengono in mente sono, sicuramente, quelli di Nilde Iotti e Tina Anselmi. La Iotti è stata la prima donna alla Presidenza della Camera, ruolo ricoperto, oggi, dalla Boldrini, a testimonianza di quanto negli anni sia stata continua e radicata la funzione istituzionale femminile. Alla Anselmi, invece, scomparsa da poco, va riconosciuto un senso di legalità fuori dal comune, il suo impegno a favore della previdenza sociale e contro la Loggia massonica P2 dimostrano che si può difendere la propria Patria anche senza impugnare delle armi ma solo con la forza delle idee. Penso, in questo senso, anche a Rita Levi di Montalcini e Alda Merini, donne eloquenti e sarcastiche, mai banali. Spingendoci più in là dei nostri confini, non posso non citare Madre Teresa o Margaret Thatcher, personalità differenti ma temprate dalla stessa voglia di ribellione.

Ti piacerebbe parlare ai nostri lettori del rapporto con tua madre?

Temo non basterebbero poche righe. Come ho avuto modo di scriverle in occasione del suo compleanno, mia madre mi ha messo al mondo tra mille difficoltà, e quando sono in difficoltà, mi rifugio in lei, che è il mio mondo.

Pensi che le donne abbiano davvero conquistato negli anni qualcosa, o ritieni che il percorso sia ancora troppo arduo?

Spero non abbiano conquistato nulla. Mi spiego. La conquista presuppone uno svantaggio iniziale, un recupero gerarchico che, per quanto mi riguarda, la donna non ha avuto necessità di garantirsi. Mi piace, ingenuamente, sperare che, con il passar del tempo, sia cresciuta la consapevolezza generale di restituire alla donna gli onori che merita, onori conseguenti ad infiniti oneri, dolori sopportati a fatica, spine nel fianco di anime frastagliate da responsabilità familiari e civili. Dare la vita trasforma, di diritto, la donna in figura divina, denigrarla significa rendere blasfema la nostra stessa esistenza, soggiogarla vuol dire negare la propria coscienza di essere umani.

Da Medea agli omicidi di Cogne e non solo: il mondo è cambiato o è solo un susseguirsi ininterrotto di eventi sempre uguali?

Credo nell’eterno ritorno di Nietzsche, e, purtroppo, ciclicamente, tornano alla ribalta incresciosi episodi di cronaca che ci disconnettono dalla realtà. Non chiedermi perché  si arrivi a tanto, non voglio scoprirlo. A turbarmi, soprattutto, è la razionalità con la quale certe efferatezze vengono ricordate. Sono convinto che il mondo sia sempre uguale, cambiano i mezzi di comunicazione, strumenti ambigui e pericolosi. Se da un lato, infatti, sensibilizzano l’opinione pubblica, dall’altra fungono da cassa di risonanza. La cosa più inquietante è che, a difesa delle Medee, ci sono tanti Giasoni ciechi di fronte all’orrore. Onori ed oneri, dicevamo. Probabilmente il dono genitoriale provoca, a volte, deliri di onnipotenza che ci rende capaci di generare e distruggere. D’altronde, anche a bordo di Argo o ricoperti dal Vello d’oro, il mare di malvagità da attraversare è, ahinoi, sconfinato.

Da professoressa ti chiedo quale professoressa ha lasciato un segno indelebile nel tuo cuore e perché?

La Prof. che più mi ha segnato è Mariangela Tarantini. Devo a lei la mia passione per la Filosofia e, soprattutto, il mio percorso di studio liceale fino alla maturità classica. Mi ha letteralmente tirato fuori dalle sabbie mobili dell’adolescenza, la sua presenza di donna autoritaria e profondamente buona mi ha spinto a completarmi come studente prima e uomo poi.

Da uomo quale messaggio di speranza lasceresti alle donne che lottano, che  perdono il lavoro, che soffrono per amore, che ridono, piangono,  che mettono al mondo una vita?

La donna è il mio primo pensiero al mattino. Non mi imbarazza ammetterlo. Credo che ogni singola azione quotidiana dell’uomo sia finalizzata ad ottenere l’approvazione femminile. Io vivo per le donne, lavoro per le donne, ho, persino, iniziato a scrivere per suscitare in loro emozioni. Veder soffrire una donna mi distrugge perché , dentro le sue lacrime, c’è il disfacimento della natura. Flaubert ha scritto: “Je suis Madame Bovary”, si rivedeva nel personaggio da lui creato, rileggeva se stesso attraverso le passioni dell’altro sesso, godeva, paradossalmente, dello struggimento d’amore causato dalle donne. Senza le donne non avremmo scopi, senza le donne non saremmo qui.

Grazie Miky per questa preziosa chiacchierata.

Grazie a te per la disponibilità, l’impegno e la dedizione che regali al nostro Giornale.


A cura di Alessandra Gattullo

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