L’Amore di Saffo secondo Catullo

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La raccolta, intitolata “Piccolo Canzoniere”, solo nel titolo s’ispira all’opera del Petrarca, il “Canzoniere”, che racconta nei suoi versi l’amore per Laura, facendo derivare il nome del personaggio dal latino (laurus = alloro), la pianta che era usata nell’antichità per incoronare i poeti vincitori nelle gare letterarie. La raccolta si divide in tre parti, intitolate: Preludio, Innamoramento, Agape come Amor. Lo stile anche in queste poesie è frammentario, certo i riferimenti a Petrarca come anche al Cantico dei Cantici sono numerosi, ma non sono gli unici, perchè si prende in riferimento ancora una volta la letteratura classica, partendo da quella greca e latina; naturalmente stiamo parlando di poesia amorosa, di cui ho come modelli letterari: Saffo e Alceo per i greci, Catullo per i latini. Riporto qui in traduzione il carme 51 di Catullo, che è un testo di riferimento:

“Quello a me sembra simile a un dio, quello, se è lecito dirlo, superiore agli dei, colui che è seduto davanti a te ed allo stesso modo ti guarda e ti ascolta. mentre sorridi dolcemente, a me infelice tutto è privato: perchè non appena ti guardo, Lesbia, non mi rimangono più le parole, ma la lingua s’intorpidisce, una fiamma sottile s’insinua nelle membra, di un fischio mi ronzano le orecchie, una duplice notte luminosa s’estende. L’ozio, Catullo. è dannoso per te; per l’ozio ti esalti e sei troppo eccitato; l’ozio ha mandato in rovina re e ricche città.”

Il carme non ha bisogno di commenti è molto comprensibile in questa traduzione, ma diremo solo pochissime parole. Catullo qui traduce dal greco Saffo, che già in una poesia esprimeva la sofferenza d’amore, ma qui è aggiunto in maniera ancora più evidente il processo di divinizzazione, o della trasformazione in dio, cosa che in Saffo avviene, ma in maniera indiretta attraverso giri di parole ed espressioni poetiche. Un’espressione da commentare è l’aggettivo duplice in italiano, ma in latino “gemina” , che alla lettera vuol dire “gemella”, indicando anche la morte dell’anima; non c’era da stupirsi dato che Catullo, come la maggior parte dei poeti di quel tempo, aderivano alla filosofia di Epicuro. Ma l’ultima strofa riguardante l’ozio ha un altro significato, perchè “otium” in latino significava “studio della letteratura e della filosofia”, o meglio la pura attività intellettuale, contrapposta al “negotium”, che indicava anche l’attività lavorativa, non il commercio c’è da fare questa distinzione, ma sopratutto negotium indicava l’attività politica, poi il termine è passato ad indicare il commercio, perchè questa attività non era esclusa dal fare politica. Il lavoro manuale, quello pratico era indicato con il termine opus, divenuto in italiano opera. Il sottotitolo della raccolta è “poema d’amore tra l’anima e Dio”, quindi, tratta un tema puramente spirituale, ma non come molti vogliono far pensare all’amore di Dio o per Dio come ad un amore platonico che non riguarda tutta la persona, bensì anche in quella sfera che noi chiamiamo sensuale, e materiale, facendo dell’amore di Dio anche una cosa che riguarda il corpo e non solo lo spirito. Mi dispiace molto per i benpensanti e i moralisti esagerati, perchè troveranno a volte anche riferimenti puramente erotici, che sono sia una metafora, ma anche qualcosa di molto concreto.


A cura di Giuseppe Emanuele Volpe

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