Il volo di una rondine – Carlo Calcagni, vittima dell’uranio impoverito

carlocalcagni

L’uomo che non si è arreso:

appartiene ad una famiglia povera, costretta a lasciare la propria terra per cercare fortuna altrove, proteggendo sempre il sogno di ritornare lì dove tutto ebbe inizio.

Un padre che racconta con fierezza il proprio figlio: quel volto segnato dal tempo capace di distendersi, diventando così liscio e luminoso nel pronunciare il nome del figlio “Carlo” del quale si sente orgoglioso.

Parte così il viaggio dentro la divisa di un essere umano che, dopo aver sorvolato il cielo azzurro di un paese ostaggio di bombe e violenze, ha dovuto combattere il nemico più temibile, quello che ha invaso il suo corpo, ma che non è visibile: un nemico senza volto, ma con un nome che purtroppo tanti dolosamente hanno sottovalutato.

Quel padre racconta, agli studenti dell’Istituto “Lotti” di Andria, di quel figlio capace di non sottrarsi alle dure prove che, nelle diverse fasi della sua vita, è stato chiamato a superare.

Il padre che lascia la parola a Carlo che, con occhi lucidi e mani tremanti, afferra un microfono, condividendo la sua esperienza con quei ragazzi in attesa. Carlo, il figlio che indossò una divisa subito dopo aver conseguito la maturità classica, che a 33 anni decise di creare una sua famiglia e realizzarsi come padre.

Carlo, colpito nell’anima dall’uranio impoverito che in maniera subdola e lenta ha colonizzato ogni cellula del suo corpo: Carlo, chiamato a combattere su più fronti dove è stato, in alcuni casi costretto, a difendersi da quella famiglia, così numerosa, ma a tratti distratta nel proteggere i suoi soldati; nel proteggere lui.

Oggi non è più l’elicottero che gli permette di partire, in qualsiasi momento della giornata e atterrare per salvare un’altra vita; lo fa con il suo esempio, accompagnato, da un esercito di persone di ogni età che crede in lui e lo sostiene: sportivi, studenti, medici o semplicemente esseri umani, persone desiderose di percorrere un pezzo di strada con lui.

Carlo con i piedi ben ancorati sulla terra ferma, certo non vola più, ma tra una pedalata e l’altra incontra volti; racconta la sua storia raccogliendo lacrime e dolori indicibili di perfetti sconosciuti. L’uranio continua a dispiegare i suoi effetti ma le sue mani sono bramose di afferrare ancora altre mani e attraverso il “contatto” trasmettere la sua fede, il suo amore per la vita, la sua speranza, la sua forza, il suo coraggio.

E allora si ritrova a scoprire, con suo grande stupore, quanto la condivisione sia capace di spazzare via la solitudine, consentendo ad una ragazzina, timida e a tratti indifesa, di sprigionare lacrime e di sentire, per pochi minuti, il calore di un abbraccio.

Volti, sguardi e parole; tante parole diventate volano di speranza e coraggio: Carlo è tornato, nonostante la malattia e la burocrazia, a volare non su un elicottero, ma come una rondine  ed è spiccando il volo che è riuscito, come oggi in quella scuola, a mescolarsi intimamente con le persone stanche di sentirsi abbandonate.

MAI ARRENDERSI


Di Giuseppe Leonetti

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