MILONIA, il grano della vita

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L’asfalto, reso rovente dai raggi dal sole che senza sosta picchiano illuminando il suo grigiore, conduce, tornante dopo tornante, su strade nuove: strade imperfette dove buche e cedimenti imprimono lentezza ed è proprio il movimento lento indotto all’autovettura che consente di apprezzare il paesaggio. Non c’è solo un colore, come accade quando si va al mare dove predominante è il blu, lì nel cuore profondo della Murgia: il verde dei boschi lascia ben presto spazio al giallo oro del grano che, a sua volta, decide di regalare la scena al colore indefinito della sterpaglia selvatica murgiana così affascinante perché priva di forma. I chilometri percorsi portano stupore: energia indescrivibile e sete di giungere a destinazione. La strada quindi si restringe, irrompe il cemento delle casette e un cartello: MONTEMILONE.

All’ingresso del paese c’è un ragazzo curato e ben vestito: la sua camicia celeste e il suo jeans lo allontanano dallo stereotipo tipico di un contadino: lui probabilmente è anche quello ma non solo. Basta entrare in macchina per iniziare il viaggio nella sua storia. Una famiglia di panettieri: la culla dove è nato Antonio.

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La sua automobile assomiglia sempre più ad una macchina del tempo: mi conduce nei suoi luoghi del cuore. La prima tappa è il panificio storico di famiglia protetto da una grande ciminiera che, come un faro, sorveglia il piccolo paesino e, ci piace pensare, che continui a guardare i sogni del giovane Antonio prender forma.

Che rapporto hai con la fede? Antonio apparentemente finge di non sentire ma probabilmente quella mia domanda lo spinge ad ingranare le marce e andare in un altro luogo importante: un santuario appena fuori dal paesino. Giunti lì racconta, con un sorriso genuino e con occhi lucidi, di essersi rifugiato molteplici volte e di aver trovato il fresco profumo di libertà, quello che allenta le ansie e le paure per portare un po’ di serenità. Ecco la risposta: la fede è un rifugio dove trovare carezze.

Il viaggio prosegue per arrivare tra le spighe di grano: dalle quattro mura di un panificio ai vasti campi di grano delimitati semplicemente dal cartello di legno “Milonia”. Antonio e il suo viaggio al contrario: non ha perfezionato il lavoro della sua famiglia, ma ha osato immergersi nelle varie tipologie della fonte primaria del pane: il grano.

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Conosce il grano grazie ad un contadino vicino di casa: Ninuccio, diminutivo di Canio. Immaginate questo bambino, seduto su un gradino, che quasi contempla Ninuccio mentre sale a bordo del suo trattore per recarsi nei campi. Tra i due, così lontani dal punto di vista anagrafico, nasce una sintonia: l’adulto contadino e il bambino sognatore. Il bambino sale per la prima volta sul trattore di Ninuccio e gli sembra di guidare un’astronave: pazzesca la fantasia dei bambini, rende un mezzo di lavoro qualcosa capace di condurre in luoghi fiabeschi. Ma forse il piccolo ci aveva visto giusto perché grazie a quel trattore- astronave si recò nei campi di grano ed iniziò ad innamorarsene.

Quel bambino oggi è un adulto vicino all’attività di famiglia e sempre più innamorato di quei campi nei quali il suo sogno ha preso forma: MILONIA, un ‘azienda che oggi comprende quattordici ettari di terreno,  quattro dei quali ereditati da suo nonno Luigi l’unico bracciante agricolo della famiglia.

Milonia oggi, probabilmente, incarna compiutamente quel bambino seduto su un semplice gradino e desideroso di muovere tanti piccoli passi per arrivare chissà dove: Milonia è la vita che sgorga e  decide di percorrere strade impervie lontane sicuramente da quelle sicure tracciate dalle radici familiari: Milonia è Antonio, il bambino che scambiando un trattore per un’astronave ha iniziato a sognare e quindi a vivere per davvero, immergendosi tra i colori vivi di una terra che per germogliare ha bisogno di folli sognatori.

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