IL MONDO COME UN CLAMOROSO ERRORE

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Non riesci proprio a dormire questa notte, sintomo evidente che la senescenza galoppa con la criniera dispiegata al vento. Alla fine ti decidi a raggiungere lo studio. Scorri titoli di libri, indeciso sulla scelta. Infine, l’occhio cade su “Il mondo come un clamoroso errore” di Paolo Polvani, il poeta-bancario che una ventina di anni fa accolse con piacere l’invito a farsi intervistare dai tuoi alunni. Un volumetto minuscolo. Appena 44 pagine, in ognuna delle quali una poesia galleggia nella bonaccia di candido mare.

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“Buon giorno”. Dedicata ad Aziz, l’ingegnere che fa il lavavetri ad un incrocio stradale. Al suo “viso in bilico tra il sorriso e la disperazione” neanche un buon giorno viene concesso. Una gentilezza! Che susciterebbe un ampio sorriso e di converso genererebbe salute, naturale, in chi la elargisse.

“Milano nella metro”. Ognuno, disdegnando di tuffarsi fiducioso nello sguardo dei vicini, si rannicchia cupamente nel suo minuscolo io. A due passi splendono le melagrane nelle pupille delle ragazze e campi di melanzane illeggiadriscono i paesaggi di anziane casalinghe. Panorami incantevoli, che competono a pieno titolo con incomparabili bellezze paesaggistiche. Basta sapere e volerli scrutare!

“Amicizia”. Paolo ed Ass si chiamano per nome. Si frequentano, il bianco ed il nero. Solidarizzano.  Nel Senegal amicizia vuol dire sopravvivere. In molte parti del mondo, civile, praticandosi l’esclusione, la rete sociale si sfilaccia ed i brandelli rendono precario il senso e la qualità dell’esistenza.

“La parola Sole”. Un uomo ucciso in Siria. Poveri indumenti, posa scomposta, sangue.  Il telegiornale lo riprende con una rapida, distratta carrellata. Poi, visi paffuti, sguardi e merci ammiccanti. Spontanea la domanda: “Quante volte il malcapitato avrà detto le parole… sole, acqua, amore?

“La fila”. In attesa alla posta, in piedi. Una sconosciuta e misteriosa nuvola di identità. Chi sfoggia dentiere scintillanti, chi mostra gengive indurite, chi ha il figlio morto nel cantiere per arginare la povertà. Chi ha dovuto legare la moglie affetta da Alzheimer per riscuotere la misera pensione!

“Il crollo”. In chiesa tutti hanno da commentare il tragico evento. Che bravi! Ma perché i morti non se ne stanno zitti, invece, di continuare a farfugliare? I defunti, quelli veri, vogliono riposare in pace. Di gesti falsi ne hanno visti tanti e di parole ipocrite ne hanno sentite troppe quando tra mille difficoltà si trascinavano stancamente.

“Natale”. Mihaela, badante rumena. Sorride alla signora anziana, affetta da senilità precoce, che le rinfaccia continuamente la sua nazionalità. La cultura della solidarietà e la pazienza non hanno patria, né hanno bisogno di aver frequentato l’università.

“Complanare”. Uno stuolo di donne giovani, allegre, vocianti sulla complanare della 16 bis. Discinte, nonostante il freddo. Stridio di freni, vetture che sfrecciano indifferenti, colate a cuor leggero di fango. Chi nel proprio cuore coltiva il sentimento della dignità, non riesce a rimanere indifferente.  “Il mondo è proprio un clamoroso errore!”

Il conformismo del vivere, a una dimensione. Disumana. Alienante. La realtà? Poliedrica! Il poeta, l’artista, il vate, traboccante di talento e sensibilità, ascolta flebili voci, vede sfaccettature che sfuggono agli sguardi frettolosi. Evocandole, fornisce diottrie, riscalda cuori algidi, induce menti assopite a svegliarsi.

Fiotti di ptialina affluiscono nel tuo palato, compiacente. Urge assaporare l’intera produzione poetica dell’umile amico. Le palpebre, però, ti invitano per il momento a riprender sonno. Le immagini poetiche, in compenso, non  dandoti tregua, si ripresenteranno, anche più vivide, nell’aura dei sogni.

Grazie, Paolo, di esistere.


a cura di Domenico Dalba

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