Il vaccino, una grande opportunità per il Centro di Riabilitazione “Quarto di Palo” di Andria

Grazie alla consolidata collaborazione con l’Equipe del Dipartimento di Prevenzione di Andria (ASL BAT), diretta con efficienza e abnegazione dal dott. Riccardo Matera, domenica 10 gennaio potranno usufruire della prima dose del vaccino anti Covid gli utenti con disabilità del Servizio Semiresidenziale e del Centro Diurno, oltre agli Operatori Sanitari. Si tratta di una grande opportunità per proteggere se stessi e gli altri, sentirsi ancora di più parte di una “comunità”, riponendo fiducia nei progressi della scienza. Si ringraziano, quindi, l’Equipe della Asl Bat e la Direzione Generale: la strada è ancora lunga ma il vaccino sarà un bel passo avanti , fatto con la forza dell’impegno e della cura solidali.

Flash Mob delle Associazioni/Società Sportive Andriesi: “Necessario conciliare diritto alla salute con una maggiore attenzione per il nostro lavoro”

Si è tenuta nel pomeriggio di martedì 26 ottobre 2020, in Piazza Catuma ad Andria, l’iniziativa di flash mob promossa dalle Associazioni sportive andriesi dopo il DPCM che impone di nuovo la chiusura delle palestre e le piscine causa Covid.

“L’ultimo provvedimento varato dal Presidente del Consiglio Conte – ha sottolineato Vincenzo Pistillo, portavoce del coordinamento delle Associazioni/Società sportive di Andria, – non tiene conto di tutta una serie di adeguamenti e di accorgimenti messi in atto per rendere fruibili e in assoluta sicurezza tutti i luoghi frequentati da chi pratica, anche a livello amatoriale, lo sport. Durante la brevissima fase di riapertura delle attività sportive, abbiamo rispettato i protocolli anti-covid prescritti dalla legge, investendo anche molte risorse finanziarie, al fine di rendere sicuri i luoghi di lavoro ed eliminare la possibilità di contagio per gli operatori e per gli utenti. Vogliamo ricordare il ruolo fondamentale ricoperto dallo sport, e che non deve essere assolutamente sottovalutato, nel favorire il recupero psico-fisico delle persone, provate dallo stress emotivo e fisico a causa della pandemia generata dal Coronavirus”.

L’iniziativa di protesta della Associazioni sportive andriesi ha visto la massiccia partecipazione degli addetti alle strutture sportive e di quanti si dedicano allo sport per migliorare la propria condizione psico-fisica, oltre ad atlete e atleti che lo praticano livello agonistico.

“Il lockdown della prima ondata – ha continuato Pistillo – aveva già messo a rischio il lavoro di quanti organizzano lo sport nella nostra città. Adesso, richiudendo di fatto le attività sportive, quel rischio diventa una drammatica realtà perché verrebbe a mancare il lavoro per moltissimi operatori occupati nelle strutture sportive. Insomma, è necessario, oggi più che mai, conciliare il diritto alla salute con una maggiore attenzione per il nostro lavoro. Rivolgiamo, quindi, un appello accorato ai nostri politici e a quanti hanno la possibilità di intervenire per modificare il provvedimento governativo in tempi ragionevolmente rapidi”.

Al Flash Mob hanno aderito le seguenti Associazioni:

  • ASD Virtus Informa
  • APS-ASD Sipario
  • Golden Body
  • ASD Danzarte
  • ASD Dance Talent Andria
  • ASD Latin American Style
  • ASD Spartan Gym Center
  • ASD Gociccigo
  • ASD Cestistica Andria
  • ASD Total Body Center
  • ASD Vivo Latino Andria
  • Revolution Wellness Andria
  • ASD Battiti Danzanti
  • ASD Scuola di danza Inpuntadipiedi
  • Gym Verrigni
  • ASD Centro Teatro Danza
  • ASD Cubarte Andria
  • Framarossport SSD Sporting Center
  • SSD HB New Center
  • ASD Revenge
  • ASD Paraiso Dance Caraibico
  • ASD Icaro
  • ASD Nuova Andria
  • ASD Atletica Andria
  • ASD PGS Andria
  • ASD Monton de Estrellas
  • ASD Circolo Tennis Andria
  • ASD Stelle Danzanti
  • ASD Team Sanzione  
  • ASD Polisportiva Gymnica Sveva Andria
  • ASD New Accademy Judo
  • ASD Savi Dance Studio
  • ASD Rilia

Andria 26 ottobre 2020

COS’E’ LA FELICITA’ – Concerto e Degustazioni presso il nuovo ristorante CIOBBA’

Venerdì 23 ottobre torniamo con un nuovo evento targato CIOBBA’ con Valeria Mosca e Riccardo Lorusso. Energia, passionalità e contaminazione sono gli aggettivi che descrivono la musica e l’attitudine del duo.
Il repertorio comprende brani che spaziano tra cantautorato, swing e latin jazz, italiani ed internazionali riarrangiati in chiave fresca ed elegante. Un viaggio musicale avvincente e senza tempo. Un percorso degustazione suggellerà la serata destinata a ripetersi, e ripetersi e ripetersi… Non fatevelo dire di nuovo! Info e prenotazioni in sicurezza (in rispetto alle norme anti covid i posti sono limitati) al 3477072762

L’ultimo saluto al grande maestro Morricone

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“Non c’è musica importante senza un grande film che la ispiri”, queste le parole di Ennio Morricone, vincitore del premio Oscar 2016 per le musiche del film di Tarantino “The hateful eight “
Classe 1928, classe, dignità, riservatezza e passione per la musica.
Maestro d’orchestra, compositore di una musica che arriva dritta al cuore.
Ha percorso con la sua musica i grandi passi del grande cinema “Per un pugno di dollari”, “Mission”, “C’era una volta in America“, “ Nuovo cinema paradiso”, “Malena” , “Metti una sera a cena”.
Famosi i suoi arrangiamenti dei successi di Gianni Morandi e di “Se telefonando “ di Mina.
Ho visto e rivisto tantissime volte il film di Tornatore ”Nuovo cinema Paradiso” , a cui sono emotivamente legata , ogni scena non sarebbe stata la stessa senza le sue musiche, profonde, commoventi, pregne d’amore e allo stesso tempo di malinconia.
Con tristezza scrivo questo pensiero, dispiaciuta per la perdita di un grande compositore, la cui musica ha scandito le lancette del nostro tempo e di un uomo dallo sguardo sereno e pacato, sempre distinto nelle sue manifestazioni, grato alla moglie, ai figli e ai nipoti che l’hanno seguito in una vita intera.
La musica è una delle sette arti e sono certa che Morricone abbia saputo dirigere con la “bacchetta“ da maestro i tempi di un cinema bellissimo.
Spero che ora sia arrivato lassù, leggero in un cielo sconfinato e che si sia seduto a riascoltare le sue note sorridendo delle sue meravigliose composizioni.
Addio grande maestro Morricone.


A cura di Alessandra Gattullo

Lettera al Presidente Emiliano – “Le Amiche per le Amiche” chiedono una “cultura” più rispettosa dei diritti delle donne.

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Lettera aperta al
Presidente a Regione Puglia
Michele Emiliano

Preg.mo Presidente,
“Le Amiche per le Amiche” rappresentano un network di solidarietà al femminile che da cinque anni, autofinanziandosi, opera nel nostro territorio, con un’attività continua e concreta, al fine di promuovere la cultura delle “pari opportunità”; di valorizzare i talenti, le professionalità e le competenze delle “Amiche”; di sostenere ed aiutare le “ Amiche” in difficoltà ( amiche vittime di violenza, amiche malate, amiche indigenti) .
Sappiamo che gestire questa emergenza è stata, è e sarà cosa ardua, ma, facciamo appello alla Sua sensibilità ed al suo pragmatismo, nell’essere accanto alle donne e mamme pugliesi, ad oggi “invisibili” agli occhi della politica, perché la nostra “battaglia” vuole essere una battaglia di civiltà, da perseguire non contro gli uomini, ma, accanto a quelli che credono nel nostro valore, nelle nostre competenze, nella necessità che possiamo e dobbiamo contribuire, senza discriminazioni di genere (purtroppo, ad oggi molto radicate) alla “rinascita” del Paese e della nostra amata Puglia.
Noi donne, in questo periodo, non abbiamo esitato un attimo “a fare quello si deve fare”: ci stiamo improvvisando ( le più fortunate, con l’aiuto dei propri compagni) insegnanti, animatrici, psicologhe, oltre a pulire, lavare, stirare, cucinare, il tutto mentre cerchiamo di lavorare in smart working e di attenuare le tensioni dovute alla convivenza forzata h 24, alle difficoltà economiche, alla condivisioni dei tempi, degli spazi.
Ora,però, è arrivato il momento in cui non possiamo più essere “invisibili”, perché dinanzi al silenzio delle istituzioni, dinanzi a proposte confuse e confusionarie, servono risposte concrete, sia sul futuro scolastico dei nostri figli, sia sul nostro futuro lavorativo, imprenditoriale e professionale.
Tantissime le domande che ci assillano con ansia, su queste due problematiche che possono gravemente compromettere anche il nostro equilibrio familiare.
Ad oggi, con prudenza, per garantire la salute dei nostri bimbi, il Governo ha deciso di non riaprire le scuole, scelta condivisibile, perché la salute dei nostri figli viene prima di tutto, ma, molte di noi si chiedono: a settembre le scuole, se la curva pandemica continuera a migliorare, sarannno pronte per consentire il rientro in sicurezza? Si potrà procedere ad “ una regionalizzazione” delle aperture delle nostre scuole a seconda della curva pandemica, come si sta facendo per altri settori? Perché, in questi mesi, snellendo annosi iter burocratici, non ci si è adoperati per riorganizzare gli spazi delle nostre “ aule pollaio”, per implementare l’organico didattico e per interventi immediati di edilizia scolastica, idonei ad una revisione delle modalità organizzative ai fine della preminente tutela della salute??
Come a Lei certamente noto, tutto questo lo stanno già facendo in Cina ed in altri Stati Europei, Paesi in cui, il rientro a scuola degli studenti è stata fin da subito considerata una priorità, non solo per non “bloccare” la crescita culturale, psichica, didattica e sociale degli alunni, ma, anche per permettere ai genitori il rientro al lavoro con serenità .
In realtà, il nostro Paese sta pagando a caro prezzo, politiche che hanno investito sempre meno nell’istruzione e nella cultura. La nostra vita, ormai, non sarà più quella di prima, e, purtroppo, dobbiamo imparare a convivere con il COVID 19, adottando tutti i necessari protocolli di sicurezza sanitaria per ogni settore. Questo vale anche per la scuola. La dad ha rappresentato una risposta all’emergenza ed insegnanti, bimbi e genitori, hanno cercato di fare del loro meglio tra mille difficoltà, ma, non può proseguire ad oltranza,non può sostituirsi alla scuola.
Nel frattempo le famiglie vanno supportate, sostenute, perché, soprattutto in quelle con più figli, i genitori non riescono a seguirli tutti con la dad. E’ necessaria una nuova alleanza territoriale tra le autonomie scolastiche, comuni, terzo settore per aiutare queste famiglie attraverso anche educatori di prossimità, per impedire un aumento della dispersione scolastica e l’accentuarsi della discriminazione sociale ed economica tra gli alunni. All’uopo servirebbe ampliare le risorse comunali presenti nel Fondo per la Lotta alla povertà minorile. Il paternariato territoriale potrebbe rappresentare una risposta seria e concreta in questo momento a tutte le difficoltà della dad, fino a quando non riaprono le scuole.
Non meno rilevanti sono le conseguenze della mancanza di un piano strategico a supporto dell’occupazione femminile.
Ci chiediamo: chi rimarrà a casa con i nostri figli, se in questi giorni dobbiamo tornare a lavorare? Questa nel nostro Paese è, purtroppo, una domanda retorica. Anzi, è una domanda, che chi ha gestito questa pandemia (praticamente solo uomini) non si è neanche posto, perché è scontato che a casa rimarremo noi donne! La criticità di questa situazione è ancor più evidente per le donne “ partite IVA”, per le quali non lavorare, significa non percepire reddito! Che importa se abbiamo studiato anni, faticato, sudato, resistito a tante difficoltà pur di realizzarci nella nostra vita lavorativa, professionale ed imprenditoriale ed essere finalmente “libere” grazie alla nostra indipendenza economica! Per un anacronistico retaggio culturale, nel nostro Paese, la cura della casa e dei figli è affidata, nella maggior parte dei casi, alle donne! Quante lotte in questi anni per migliorare il gender gap, quante battaglie, ma, ora si rischia di vanificare tutti i progressi fatti e di ricadere in un epoca buia per la nostra autodeterminazione ed emancipazione. Questo Governo ci sta obbligando ad una scelta, “ non scelta”, perché senza baby sitter, senza nonni e senza la scuola, sarà impossibile conciliare vita familiare e lavoro.
Un senso di angoscia, di spavento in questi giorni ci assale, perché il mancato e tempestivo intervento del governo, nel fronteggiare questa emergenza sociale, potrebbe determinare la fuoriuscita definitiva dal mondo del lavoro da parte della maggioranza donne. Un problema condiviso anche dai padri, che però, hanno mantenuto il legame con il proprio lavoro, perché, comunque, si sa che guadagnano di più delle mogli.
Ecco le soluzioni proposte finora:
-Smart working. Va benissimo ed è auspicabile per una maggiore conciliazione lavoro famiglia, ma, in questo periodo per noi donne è complicatissimo.
Come conciliare lo smart working con la dad, soprattutto se hai più figli e magari anche piccoli?
-Bonus baby sitter. Questo bonus oggi è pari ad € 600,00. Forse potrebbe aumentare, ma, per i prossimi mesi sarebbe insufficiente senza un preciso protocollo sanitario. Chi di noi è disposta a far entrare una persona estranea in casa, esponendosi al rischio epidemologico?
Congedo parentale straordinario. Un congedo di quindici giorni, con decurtazione dello stipendio, da poter condividere con il papà,ma,quando temina il congedo, che alternativa c’è ? E per le donne “ partita iva” che se non lavorano non percepiscono redditi, che si fa?
Presidente ci appelliamo ad un Suo intervento immediato, perché se non vogliamo fare passi indietro sulla conciliazione lavoro famiglia; se non vogliamo che esplodano sempre più numerose crisi di coppia; se non vogliamo donne sempre più “ dipendenti” dai loro compagni, perché prive di indipendenza economica; se non vogliamo madri frustrate, urge un piano strategico di intervento anche a livello regionale.
Occorrono provvedimenti per la famiglia (auspicabile sarebbe l’assegno universale per ogni figlio proposto dalla ministra Bonetti); programmare la fase estiva con l’elaborazione di un protocollo di sicurezza sanitaria che consenta la riapertura di centri estivi, di servizi educativi per l’infanzia, di progetti per attività fisica e ludica, attraverso una revisione delle modalità organizzative; occorre ripensare a spazi e a momenti di socialità, magari da svolgersi solo all’aperto nei parchi, cortili, nelle masserie didattiche, con piccoli gruppi di bambini; occorre finanziare i comuni per bandi che coinvolgano il terzo settore. Indispensabile è la costituzione immediata di un tavolo tecnico che anche a livello regionale, possa affrontare con concretezza questa problematica.
Dalle difficoltà nascono le opportunità.
Questa può essere l’occasione per ripensare a strumenti che possano spingere sulla leva dell’occupazione femminile, per rivedere il nostro sistema di welfare alla luce di una “cultura” più rispettosa dei diritti di noi donne.
Abbiamo fatto tanto, ma, ora dobbiamo tornare alle nostre professioni, aziende, esercizi commerciali!
Auspicando che queste nostre osservazioni e proposte possano sollecitare un Suo interessamento ed intervento,La salutiamo cordialmente.


Le Amiche per le Amiche.
A.p.s.

Contatti: 3402549727
Sede legale: Via Principe Amedeo 2/b – Andria-

Dignità di un volto

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“Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte:  Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello… quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero… ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”.

Altre storie, erano i tempi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino uomini simbolo di uno Stato che poneva al centro del proprio agire la dignità degli esseri umani, preservandola dalla violenza mafiosa e con il fine di assicurare – per usare le parole di Borsellino – il fresco profumo di libertà alle giovani generazioni.

Dignità concetto troppo spesso violato dai discorsi scritti da altri e pronunciati da politici o politicanti che non lasceranno, con le dovute eccezioni, alcuna orma indelebile nella storia.

È recente la notizia riguardante la volontà del Ministro dell’Agricoltura, Bellanova, di regolarizzare tanti migranti, e non solo, sfruttati nei campi disseminati lungo tutto lo stivale.  Il Ministro sostiene:  “Lo sfruttamento dei lavoratori nelle mani dei caporali, fino alla schivitù, comporta un abbassamento dei costi. Regolarizzare questi lavoratori significa garantire il rispetto delle regole“. Ecco queste dichiarazioni, hanno immediatamente per tanti, offuscati dall’emergenza Covid- 19, rappresentato occasione ghiotta per sprigionare idee tribali. Quindi qualcuno torna a pronunciare le fatidiche frasi “ prima gli Italiani”  o “ si pensa a regolarizzare i migranti e non si pensa alle famiglie italiane”, scatenando la bestialità di quella parte di italiani che non ha saputo cogliere nell’isolamento forzato l’occasione per umanizzarsi ma, al contrario, l’opportunità di abbruttirsi ancora. Questi disseminatori di odio e costruttori di steccati, dovrebbero essere portati con la forza in tanti campi agricoli e inchinarsi davanti a donne e uomini stranieri che, per pochi euro, cercano di donare dignità alla loro persona ed ai propri cari.

Chi si oppone alla regolarizzazione oculata di tanti migranti, ma non solo, dovrebbe guardare i loro occhi felici quando, dopo un’audizione presso una Commissione territoriale o dopo la decisione positiva di un Giudice ordinario, ottengono il tanto desiderato permesso di soggiorno.

Ancora chi conosce perfettamente tutti i versetti da pronunciare nella sacrestia salvo poi dimostrare incapacità nel lasciarsi sfiorare dall’altrui dignità violata, è complice di caporali e carcerieri che ogni giorno, che sia di pioggia o di sole, scippano il lavoro dignitoso di esseri umani.

Ben venga allora la volontà di un Ministro che si batte con determinazione per permettere ai quei volti  di non essere più segnati dal dolore, ma dal solco della dignità che ha la forma di un sorriso timidamente abbozzato.

Ben venga l’idea di combattere con la legge il caporalato ed ogni forma di sfruttamento delle persone.

È auspicabile infine che la storia non giudichi il Ministro Bellanova, come purtroppo è successo per Falcone e Borsellino, una “testa di minchia” perché convinta di ridonare dignità, applicando semplicemente la legge.


A cura di Giuseppe Leonetti

Cos’è l’ansia?

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Esiste qualcosa di più sconvolgente dell’ansia????
No!
L’ansia entra nei momenti in cui meno te l’aspetti, anche quando stai facendo la cosa più stupida, lei è sempre lì dietro l’angolo, pronta a vivere dentro di te!

Pronta a stravolgere la tua giornata, a toglierti il respiro, a far aumentare i battiti del tuo cuore e, anche se fuori fa caldo, tu inizi a tremare, a sentir freddo, a sudare freddo!!!!

Non sai per quale motivo lei abbia scelto te!

Te lo chiedi continuamente,
Ti chiedi perché tu non possa fare un’esperienza nuova,
Perché tu non possa passare in maniera tranquilla una serata dove c’è gente accanto a te, perché tu non possa intraprendere un viaggio in santa pace, perché tu debba disdire i tuoi piani all’ultimo momento!

Non c’è risposta ai tuoi perché!
Molte volte cerchi di nascondere le tue difficoltà, ma chi ti è accanto cerca di aiutarti!

Purtroppo, sentirsi dire “ cerca di respirare”, “ stai tranquilla”, non fa altro che peggiorare la situazione!

(Se avessimo saputo che respirare fosse la fine del problema, l’avremmo già fatto da tempo!)

Non saprei descrivervi l’ansia con un esempio, o forse sì!

Avete presente quella sensazione chiamata Spasmo Ipnico (quando stai dormendo e ti svegli, perché hai avuto la sensazione di essere caduto nel vuoto)?
Ecco, per noi ansiosi è così da svegli!
Sei sereno e, un attimo dopo sei caduto nel vuoto!

Molte volte, uno si chiede “perché proprio a me?”
Non c’è risposta alla tua domanda!

Non l’hai scelto tu, è lei che ha scelto te!


A cura di Luciana Figliolia

La rivoluzione musicale dei Blonday

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I Blonday sono un gruppo musicale formato da 5 componenti: Valeria Mosca (voce), Peppe Fortunato (tastiere), Pino Mazzarano (chitarra), Pino Santoniccolo (basso) e Michele Abruzzese (batteria).

Contenitore musicale d’avanguardia, grazie ad una performance eclettica che spazia dalla musica italiana e internazionale, toccando generi musicali come il soul, pop, jazz, rock e disco music.

I Blonday rappresentano la rivoluzione musicale nel panorama pugliese, uno stile rivisitato, il loro, la sintesi perfetta fra competenza e passione, è il classico che abbraccia la novità, un terremoto sinfonico che scuote melodie anacronistiche impresse nella modernità retrò, ossimoro di un vento che trascina via i vecchi stereotipi per ammiccare ad un pubblico più eterogeneo.

E, allora, restate in ascolto, i Blonday ci faranno divertire, ballare ed emozionare come non mai…


La redazione di Anima in Penna

Tolo Tolo: il vanitoso declino di Checco Zalone

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La vanità è un pappagallo che salta di ramo in ramo”. A citare Gustave Flaubert è Checco Zalone nel suo nuovo film mellifluo, per dirla alla Salvini, “Tolo Tolo”, prodotto dalla Taodue, dalla Medusa e da Pietro Valsecchi. Accantonata la regia di Gennaro Nunziante, Luca Medici fa il suo esordio dietro la cinepresa come un deus ex machina che ammicca alla superpotenza nietzschiana comica.

Avvalendosi, per soggetto e sceneggiatura, della prestigiosa collaborazione del navigato Paolo Virzì, Checco Zalone affronta, da neofita, la sfida del quinto lungometraggio, percorso sterrato intrapreso da solo, anzi, da “tolo“ (disfemismo linguistico del bambino che, in seguito, adotterà), sulle orme del precedente lavoro “Quo Vado?”.

Una corsa ad ostacoli, migrazione inversa, luoghi esotici e lontani, la spasmodica e affannosa ricerca nel consegnare alla pellicola un barlume di azione che sopperisca alla stentata satira di temi, certo socialmente più evoluti, ma assolutamente triti e ritriti.

Preconizzato, in maniera geniale, da un videoclip a mò di trailer, Zalone ha spiazzato tutti con la solita controversia suscitata da un’attualità banalizzata fin dal primo frame, l’autodichia di un’Italia stereotipata, gli ossimori di uno sbarco in Libia minacciato dalle bombe di Haftar, le guerriglie anacronistiche di miliziani dell’Isis o di Boko Haram, un mal d’Africa sussurrato a voce grossa e grassa attraverso l’indigestione della desertica transumanza, sorseggiando acqua contaminata al gusto del tè di Bernardo Bertolucci, o di quello con Mussolini di Zeffirelliana e compianta memoria.

Proprio i riferimenti al Dux collocano Zalone nel limbo non solo territoriale, raccontato da “Tolo Tolo“, ma anche concettuale di chi intende esorcizzare il fascismo, annientandone l’apologia, stratificandone gli ideali, defenestrandone motti e citazioni, in una sorta di Legge Scelba che attecchisca, come humus, nel campo profughi di rifugiati politici e/o economici.

Il cameo di Barbara Bouchet, Enrico Mentana, Massimo Giletti e Nichi Vendola non conferisce alcun picco emozionale a quello che si appresta a diventare l’ennesimo successo al box office, l’ennesima melomane vetta da scalare nelle classifiche musicali, note, ancora una volta, sublimate dal talento di compositore di Zalone. L’omaggio a Nicola Di Bari, invece, non è altro che l’epifania amorosa nei confronti di una Puglia che si estende da Spinazzola a Gravina, da Minervino Murge alla provincia Barletta-Andria-Trani.

In “Tolo Tolo“ Checco Zalone incarna l’imprenditore medio, l’arrivismo estremo vidimato dall’ascesa politica di uno sguattero che pare fare il verso al nostro Ministro degli Esteri, ruoli apicali da assegnare con la stessa logica del Manuale Cencelli, il comma 22 che Joseph Heller menziona per evidenziare l’apparente scelta di non avere scampo, banche e barconi, eroe dei due mondi che zampilla fra più continenti, come un garibaldino pappagallo o un’infantile cicogna che salta di ramo in ramo in ossequio alla propria vanità.


A cura del Direttore, Miky Di Corato