L’ultimo saluto al grande maestro Morricone

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“Non c’è musica importante senza un grande film che la ispiri”, queste le parole di Ennio Morricone, vincitore del premio Oscar 2016 per le musiche del film di Tarantino “The hateful eight “
Classe 1928, classe, dignità, riservatezza e passione per la musica.
Maestro d’orchestra, compositore di una musica che arriva dritta al cuore.
Ha percorso con la sua musica i grandi passi del grande cinema “Per un pugno di dollari”, “Mission”, “C’era una volta in America“, “ Nuovo cinema paradiso”, “Malena” , “Metti una sera a cena”.
Famosi i suoi arrangiamenti dei successi di Gianni Morandi e di “Se telefonando “ di Mina.
Ho visto e rivisto tantissime volte il film di Tornatore ”Nuovo cinema Paradiso” , a cui sono emotivamente legata , ogni scena non sarebbe stata la stessa senza le sue musiche, profonde, commoventi, pregne d’amore e allo stesso tempo di malinconia.
Con tristezza scrivo questo pensiero, dispiaciuta per la perdita di un grande compositore, la cui musica ha scandito le lancette del nostro tempo e di un uomo dallo sguardo sereno e pacato, sempre distinto nelle sue manifestazioni, grato alla moglie, ai figli e ai nipoti che l’hanno seguito in una vita intera.
La musica è una delle sette arti e sono certa che Morricone abbia saputo dirigere con la “bacchetta“ da maestro i tempi di un cinema bellissimo.
Spero che ora sia arrivato lassù, leggero in un cielo sconfinato e che si sia seduto a riascoltare le sue note sorridendo delle sue meravigliose composizioni.
Addio grande maestro Morricone.


A cura di Alessandra Gattullo

Lettera al Presidente Emiliano – “Le Amiche per le Amiche” chiedono una “cultura” più rispettosa dei diritti delle donne.

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Lettera aperta al
Presidente a Regione Puglia
Michele Emiliano

Preg.mo Presidente,
“Le Amiche per le Amiche” rappresentano un network di solidarietà al femminile che da cinque anni, autofinanziandosi, opera nel nostro territorio, con un’attività continua e concreta, al fine di promuovere la cultura delle “pari opportunità”; di valorizzare i talenti, le professionalità e le competenze delle “Amiche”; di sostenere ed aiutare le “ Amiche” in difficoltà ( amiche vittime di violenza, amiche malate, amiche indigenti) .
Sappiamo che gestire questa emergenza è stata, è e sarà cosa ardua, ma, facciamo appello alla Sua sensibilità ed al suo pragmatismo, nell’essere accanto alle donne e mamme pugliesi, ad oggi “invisibili” agli occhi della politica, perché la nostra “battaglia” vuole essere una battaglia di civiltà, da perseguire non contro gli uomini, ma, accanto a quelli che credono nel nostro valore, nelle nostre competenze, nella necessità che possiamo e dobbiamo contribuire, senza discriminazioni di genere (purtroppo, ad oggi molto radicate) alla “rinascita” del Paese e della nostra amata Puglia.
Noi donne, in questo periodo, non abbiamo esitato un attimo “a fare quello si deve fare”: ci stiamo improvvisando ( le più fortunate, con l’aiuto dei propri compagni) insegnanti, animatrici, psicologhe, oltre a pulire, lavare, stirare, cucinare, il tutto mentre cerchiamo di lavorare in smart working e di attenuare le tensioni dovute alla convivenza forzata h 24, alle difficoltà economiche, alla condivisioni dei tempi, degli spazi.
Ora,però, è arrivato il momento in cui non possiamo più essere “invisibili”, perché dinanzi al silenzio delle istituzioni, dinanzi a proposte confuse e confusionarie, servono risposte concrete, sia sul futuro scolastico dei nostri figli, sia sul nostro futuro lavorativo, imprenditoriale e professionale.
Tantissime le domande che ci assillano con ansia, su queste due problematiche che possono gravemente compromettere anche il nostro equilibrio familiare.
Ad oggi, con prudenza, per garantire la salute dei nostri bimbi, il Governo ha deciso di non riaprire le scuole, scelta condivisibile, perché la salute dei nostri figli viene prima di tutto, ma, molte di noi si chiedono: a settembre le scuole, se la curva pandemica continuera a migliorare, sarannno pronte per consentire il rientro in sicurezza? Si potrà procedere ad “ una regionalizzazione” delle aperture delle nostre scuole a seconda della curva pandemica, come si sta facendo per altri settori? Perché, in questi mesi, snellendo annosi iter burocratici, non ci si è adoperati per riorganizzare gli spazi delle nostre “ aule pollaio”, per implementare l’organico didattico e per interventi immediati di edilizia scolastica, idonei ad una revisione delle modalità organizzative ai fine della preminente tutela della salute??
Come a Lei certamente noto, tutto questo lo stanno già facendo in Cina ed in altri Stati Europei, Paesi in cui, il rientro a scuola degli studenti è stata fin da subito considerata una priorità, non solo per non “bloccare” la crescita culturale, psichica, didattica e sociale degli alunni, ma, anche per permettere ai genitori il rientro al lavoro con serenità .
In realtà, il nostro Paese sta pagando a caro prezzo, politiche che hanno investito sempre meno nell’istruzione e nella cultura. La nostra vita, ormai, non sarà più quella di prima, e, purtroppo, dobbiamo imparare a convivere con il COVID 19, adottando tutti i necessari protocolli di sicurezza sanitaria per ogni settore. Questo vale anche per la scuola. La dad ha rappresentato una risposta all’emergenza ed insegnanti, bimbi e genitori, hanno cercato di fare del loro meglio tra mille difficoltà, ma, non può proseguire ad oltranza,non può sostituirsi alla scuola.
Nel frattempo le famiglie vanno supportate, sostenute, perché, soprattutto in quelle con più figli, i genitori non riescono a seguirli tutti con la dad. E’ necessaria una nuova alleanza territoriale tra le autonomie scolastiche, comuni, terzo settore per aiutare queste famiglie attraverso anche educatori di prossimità, per impedire un aumento della dispersione scolastica e l’accentuarsi della discriminazione sociale ed economica tra gli alunni. All’uopo servirebbe ampliare le risorse comunali presenti nel Fondo per la Lotta alla povertà minorile. Il paternariato territoriale potrebbe rappresentare una risposta seria e concreta in questo momento a tutte le difficoltà della dad, fino a quando non riaprono le scuole.
Non meno rilevanti sono le conseguenze della mancanza di un piano strategico a supporto dell’occupazione femminile.
Ci chiediamo: chi rimarrà a casa con i nostri figli, se in questi giorni dobbiamo tornare a lavorare? Questa nel nostro Paese è, purtroppo, una domanda retorica. Anzi, è una domanda, che chi ha gestito questa pandemia (praticamente solo uomini) non si è neanche posto, perché è scontato che a casa rimarremo noi donne! La criticità di questa situazione è ancor più evidente per le donne “ partite IVA”, per le quali non lavorare, significa non percepire reddito! Che importa se abbiamo studiato anni, faticato, sudato, resistito a tante difficoltà pur di realizzarci nella nostra vita lavorativa, professionale ed imprenditoriale ed essere finalmente “libere” grazie alla nostra indipendenza economica! Per un anacronistico retaggio culturale, nel nostro Paese, la cura della casa e dei figli è affidata, nella maggior parte dei casi, alle donne! Quante lotte in questi anni per migliorare il gender gap, quante battaglie, ma, ora si rischia di vanificare tutti i progressi fatti e di ricadere in un epoca buia per la nostra autodeterminazione ed emancipazione. Questo Governo ci sta obbligando ad una scelta, “ non scelta”, perché senza baby sitter, senza nonni e senza la scuola, sarà impossibile conciliare vita familiare e lavoro.
Un senso di angoscia, di spavento in questi giorni ci assale, perché il mancato e tempestivo intervento del governo, nel fronteggiare questa emergenza sociale, potrebbe determinare la fuoriuscita definitiva dal mondo del lavoro da parte della maggioranza donne. Un problema condiviso anche dai padri, che però, hanno mantenuto il legame con il proprio lavoro, perché, comunque, si sa che guadagnano di più delle mogli.
Ecco le soluzioni proposte finora:
-Smart working. Va benissimo ed è auspicabile per una maggiore conciliazione lavoro famiglia, ma, in questo periodo per noi donne è complicatissimo.
Come conciliare lo smart working con la dad, soprattutto se hai più figli e magari anche piccoli?
-Bonus baby sitter. Questo bonus oggi è pari ad € 600,00. Forse potrebbe aumentare, ma, per i prossimi mesi sarebbe insufficiente senza un preciso protocollo sanitario. Chi di noi è disposta a far entrare una persona estranea in casa, esponendosi al rischio epidemologico?
Congedo parentale straordinario. Un congedo di quindici giorni, con decurtazione dello stipendio, da poter condividere con il papà,ma,quando temina il congedo, che alternativa c’è ? E per le donne “ partita iva” che se non lavorano non percepiscono redditi, che si fa?
Presidente ci appelliamo ad un Suo intervento immediato, perché se non vogliamo fare passi indietro sulla conciliazione lavoro famiglia; se non vogliamo che esplodano sempre più numerose crisi di coppia; se non vogliamo donne sempre più “ dipendenti” dai loro compagni, perché prive di indipendenza economica; se non vogliamo madri frustrate, urge un piano strategico di intervento anche a livello regionale.
Occorrono provvedimenti per la famiglia (auspicabile sarebbe l’assegno universale per ogni figlio proposto dalla ministra Bonetti); programmare la fase estiva con l’elaborazione di un protocollo di sicurezza sanitaria che consenta la riapertura di centri estivi, di servizi educativi per l’infanzia, di progetti per attività fisica e ludica, attraverso una revisione delle modalità organizzative; occorre ripensare a spazi e a momenti di socialità, magari da svolgersi solo all’aperto nei parchi, cortili, nelle masserie didattiche, con piccoli gruppi di bambini; occorre finanziare i comuni per bandi che coinvolgano il terzo settore. Indispensabile è la costituzione immediata di un tavolo tecnico che anche a livello regionale, possa affrontare con concretezza questa problematica.
Dalle difficoltà nascono le opportunità.
Questa può essere l’occasione per ripensare a strumenti che possano spingere sulla leva dell’occupazione femminile, per rivedere il nostro sistema di welfare alla luce di una “cultura” più rispettosa dei diritti di noi donne.
Abbiamo fatto tanto, ma, ora dobbiamo tornare alle nostre professioni, aziende, esercizi commerciali!
Auspicando che queste nostre osservazioni e proposte possano sollecitare un Suo interessamento ed intervento,La salutiamo cordialmente.


Le Amiche per le Amiche.
A.p.s.

Contatti: 3402549727
Sede legale: Via Principe Amedeo 2/b – Andria-

Dignità di un volto

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“Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte:  Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello… quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero… ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge”.

Altre storie, erano i tempi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino uomini simbolo di uno Stato che poneva al centro del proprio agire la dignità degli esseri umani, preservandola dalla violenza mafiosa e con il fine di assicurare – per usare le parole di Borsellino – il fresco profumo di libertà alle giovani generazioni.

Dignità concetto troppo spesso violato dai discorsi scritti da altri e pronunciati da politici o politicanti che non lasceranno, con le dovute eccezioni, alcuna orma indelebile nella storia.

È recente la notizia riguardante la volontà del Ministro dell’Agricoltura, Bellanova, di regolarizzare tanti migranti, e non solo, sfruttati nei campi disseminati lungo tutto lo stivale.  Il Ministro sostiene:  “Lo sfruttamento dei lavoratori nelle mani dei caporali, fino alla schivitù, comporta un abbassamento dei costi. Regolarizzare questi lavoratori significa garantire il rispetto delle regole“. Ecco queste dichiarazioni, hanno immediatamente per tanti, offuscati dall’emergenza Covid- 19, rappresentato occasione ghiotta per sprigionare idee tribali. Quindi qualcuno torna a pronunciare le fatidiche frasi “ prima gli Italiani”  o “ si pensa a regolarizzare i migranti e non si pensa alle famiglie italiane”, scatenando la bestialità di quella parte di italiani che non ha saputo cogliere nell’isolamento forzato l’occasione per umanizzarsi ma, al contrario, l’opportunità di abbruttirsi ancora. Questi disseminatori di odio e costruttori di steccati, dovrebbero essere portati con la forza in tanti campi agricoli e inchinarsi davanti a donne e uomini stranieri che, per pochi euro, cercano di donare dignità alla loro persona ed ai propri cari.

Chi si oppone alla regolarizzazione oculata di tanti migranti, ma non solo, dovrebbe guardare i loro occhi felici quando, dopo un’audizione presso una Commissione territoriale o dopo la decisione positiva di un Giudice ordinario, ottengono il tanto desiderato permesso di soggiorno.

Ancora chi conosce perfettamente tutti i versetti da pronunciare nella sacrestia salvo poi dimostrare incapacità nel lasciarsi sfiorare dall’altrui dignità violata, è complice di caporali e carcerieri che ogni giorno, che sia di pioggia o di sole, scippano il lavoro dignitoso di esseri umani.

Ben venga allora la volontà di un Ministro che si batte con determinazione per permettere ai quei volti  di non essere più segnati dal dolore, ma dal solco della dignità che ha la forma di un sorriso timidamente abbozzato.

Ben venga l’idea di combattere con la legge il caporalato ed ogni forma di sfruttamento delle persone.

È auspicabile infine che la storia non giudichi il Ministro Bellanova, come purtroppo è successo per Falcone e Borsellino, una “testa di minchia” perché convinta di ridonare dignità, applicando semplicemente la legge.


A cura di Giuseppe Leonetti

Nasce il progetto “SPES PANIS”, di Paola Marmo, i Five For Food Srl e l’Associazione Orizzonti di Trani

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Il pane da SEMPRE é simbolo Cristiano di vita e attraverso esso di unione tra noi e nostro Signore che preghiamo ogni giorno di donarcelo.
È dono prezioso.. é alimento di vita.!

Nasce il progetto “SPES PANIS” palidromo di SPERANZA di Pane e Pane della SPERANZA

Progetto voluto da Paola Marmo assieme a Five For Food Srl e sposato dall’Associazione ORIZZONTI(https://www.facebook.com/OrizzontiSocial/?__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARBy6g4dG2CE5UunUiMMAbhHqb_OwDLA6HiGgCPHxcX_4UVEPst0W1-podJXzues9naArT-YTajbI9v4) per generare e distribuire questo nobile alimento alle persone, alle famiglie in condizione di fragilità in questa condizione di emergenza e sofferenza imposta dalla attuale pandemia Covid19.

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Obiettivi inoltre sono la creazione di un laboratorio dedicato alla produzione di pane e prodotti affini esclusivamente destinati
ai più bisognosi, con creazione di una rete di volontari formati per le adeguate competenze..

ORIZZONTI vi ringrazia e plaude la “nobile” iniziativa dedicata alla CARITÀ.

Siamo TUTTI convinti nel sostenere il nostro slogan: “NOI NON CI FERMIAMO”
.. Saremo SEMPRE con VOI per costruire PONTI DI SOLIDARIETÀ.!

GRAZIE PAOLA MARMO
GRAZIE FIVE FOR FOOD Srl


La Redazione di Anima in Penna

Andria-sottocasa sorrisi a domicilio

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La piattaforma nasce da una idea/intuizione di Leonardo Di Renzo, subito
condivisa dal gruppo di lavoro fatto da consulenti provenienti dal mondo
della comunicazione, design e commercio che hanno messo a disposizione
la propria professionalità.
Punta sull’aspetto sociale poiché il costo è molto popolare proprio per
aiutare tutti ad avere un ecommerce.
Tutte le informazioni puoi raccoglierle nella landing raggiungibile al
seguente link www.andriasottocasa.it

In un momento storico in cui Andria potrebbe pagare un prezzo alto, il sito   www.andriasottocasa.it offre l’opportunità ai piccoli-medi imprenditori di restare a galla ottimizzando il periodo e sfruttando un portale e-commerce per creare una città nella città, un’Andria virtuale all’interno di una realtà da risollevare attraverso una tecnologia unica e innovativa.

La piattaforma è destinata in prima battuta alle piccole e piccolissime
aziende già abituate alle consegne a domicilio sulle strade di Andria.
Funziona così:il commerciante che si iscrive alla piattaforma avrà le
chiavi del suo retrobottega virtuale e della sua vetrina. Naturalmente
virtuale anche quella. Può caricare le foto della sua merce e i prezzi.
Il cliente, come in tutti i negozi online, avrà il suo carrello a
disposizione. Un click e l’ordine parte. (da “La Repubblica”)

Un’occasione di businness alla modica cifra di 40 centesimi al giorno, 160 euro all’anno per uno slancio vitale.

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I promotori del progetto:

In ordine dalla fila alta a sx: Luigi Maisto, Franco Cioce, Gianluca
Rinaldi.
Sotto da sx: Riccardo Bruno, Leonardo Di Renzo.


A cura del Direttore, Miky Di Corato

VIVI LA VITA – Intervista di Giuseppe Leonetti a Valerio Manisi, regista del cortometraggio a cui “Si turnasse a nascere” di Nino D’Angelo ha fatto da colonna sonora

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Una breve chiacchierata, o forse qualcosa in più, un viaggio inaspettato nell’animo sensibile del Regista Valerio Manisi. “Viva la Vita”: il cortometraggio nel quale l’indiscussa protagonista è la vita con le sue tante sfaccettature a colori.
“Io disegno anche, e soprattutto, su fogli vecchi. Spesso sporchi e imbrattati. Perché è da questi che può ripartire benissimo una nuova storia”. Valerio Manisi

Alvaro Vitali, protagonista del tuo cortometraggio “Vivi La vita” e dal volto dolcemente segnato dallo scorrere del tempo. Un anziano chiamato a guardare allo specchio le immagini dei suoi ricordi, scorgendo qualche rimpianto. Come nasce l’idea di porre attenzione sulla quotidianità di un anziano, provando a raccontarne luci e ombre?

Il mio obiettivo, sinceramente, non è stato quello di focalizzare l’attenzioni su “luci ed ombre di un anziano”. Bensì, quello di portare l’attenzione di ognuno sull’importanza del “tempo che passa”. A non sottovalutarlo e a non sprecarlo con futilità. Ovviamente ho pensato che questo lo si poteva raccontare in modo più efficace con un uomo dalla “vita vissuta”, come in questo caso lo è il protagonista del mio film, interpretato da Alvaro Vitali. Ma le esperienze e le riflessioni possono essere ben realizzate anche dai giovani. Non è un film che parla esclusivamente agli anzianità. Parla a tutti coloro che vivono senza vivere veramente.

Un uomo fragile che traina la sua bicicletta senza mai salirci. La fragilità potrebbe essere il vero collante per unire oltre i distanziamenti imposti?

Può essere anche l’opposto. La fragilità di ognuno può rappresentare, certo, la paura di riallacciare storie e relazioni; di esprimere i propri pensieri o le proprie opinioni. Ma, dall’altro lato, può essere, positivamente, consapevolezza e opportunità. Ed essendo tale, si può ben intendere che solo con l’aiuto di chi non è fragile, si può affrontare tutto. Nonostante i distanziamenti imposti. Non c’è nulla di più importante e coraggioso, a parer mio, che chiedere aiuto nel momento del bisogno. Nonostante tutto. Per quanto riguarda Alvaro, visto come reagisce e rivive vicende passate che incontra durante il film, è tutt’altro che fragile. Anzi! Si arma di coraggio e segue la sua memoria di bambino. Forse, addirittura, ci consiglia di affrontarle le fragilità. Subito! Per non pentirsene poi dopo.

Tanti anziani, considerati numeri in tanti bollettini ufficiali, ci raccontano le abitudini di un tempo lontano. Cosa ti ha spinto nel voler accendere i riflettori sulle nostre virtuose radici umane?

Sicuramente questa domanda va oltre “Vivi la vita”. Rispondo quindi, in riferimento a tutto il mio lavoro sulla tradizione, sulla riscoperta e la riproposta popolare, che la “spinta” è stata quasi dovuta, oltre che spontanea. Non si può andare verso l’incertezza del futuro, senza rispettare la certezza del passato. Questo vale per tutto. Per quanto riguarda me, è stata una naturale attrazione. La tradizione, e la testimonianza storica, l’ho voluta conoscere, in dettaglio, morbosamente; capire, comunicarla a chi la ignora, o male la interpreta, e , nel caso della musica, contaminarla in modo innovativo e metterla al pari con il presente, con tematiche, vizi e virtù, dei giorni nostri. “Sciamu” ne è la testimonianza.

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Volti naturali non artefatti. Chi, o cosa, ti ha portato a coltivare quella sensibilità capace di permetterti di entrare e raccontare la profondità di alcuni esseri umani?

Una vita passata al fianco dei miei quattro nonni e una bisnonna, sicuramente! Al fianco del mio nonno materno in particolar modo. Che mi ha insegnato a suonare e ad amare la musica tradizionale grazie ad una fisarmonica. E poi l’attrazione che provo per tutto ciò che ha da raccontare una storia. Io disegno anche, e soprattutto, su fogli vecchi. Spesso sporchi e imbrattati. Perché è da questi che può ripartire benissimo una nuova storia. E metterci la capacità di raggiungere, con il tuo estro e talento, dei risultati altrettanto interessanti. La pulizia è innocenza, come il volto di una bambina o un bambino. Io preferisco studiare e prendere spunto dalla complessità, da ogni essenza dall’esperienza, buona o cattiva che sia. L’innocenza, e la semplicità, drammaturgicamente, non m’interessa. Sarà per questo che sono meticoloso e fastidioso quando devo raggiungere quello che mi sono prefissato. Perché i dettagli restituiscono interesse e “profondità”, anche quelli più semplici.

Ti regalo una scatola di colori quale tra questi ti rappresenta maggiormente?

I colori freddi sono quelli che mi rappresentano maggiormente. Compreso il nero. E non solo perché prediligo il freddo e l’inverno. Mi è sempre piaciuto il verde, quello bluastro; e quel grigio scuro/azzurrognolo del cielo nuvoloso che si contrappone al bianco della neve. Poi amo il rosso scuro del sipario, e tutti quei colori che generano ombre. Le affascinanti ombre del teatro, che amo più di ogni altra cosa.


A cura di Giuseppe Leonetti

Emergenza Covid – 19: l’azienda andriese Brù Milano dona le prime 300 mascherine protettive alla Croce Rossa Italiana – Sezione di Andria.

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Due giovanissimi imprenditori, Vincenza e Riccardo Bruno, titolari della Brù Milano specializzata nella manifattura moda, e in particolare di borse, borsette e pochette donna con pattine intercambiabili, hanno convertito parte della produzione nella realizzazione di mascherine protettive.

Stamattina, Vincenza e Riccardo, in un sobrio quanto significativo incontro con i responsabili del comitato cittadino, hanno donato le prime 300 mascherine alla Sezione di Andria della Croce Rossa Italiana, 200 delle quali saranno consegnate ai comitati regionali dell’Organizzazione di Volontariato.

La Brù Milano in poco più di una settimana, intanto, ha già spedito quasi cento kit da 4 mascherine protettive a chi, attraverso la rete social ne ha fatto richiesta senza chiedere alcun corrispettivo se non le uniche spese di spedizione, quantificate in solo 3 euro.

“Non potevamo restare estranei – dichiara la giovane architetto Vincenza –  a una tragedia che non soltanto sta insidiando la salute di intere popolazioni, con esiti purtroppo devastanti, ma mette anche a dura prova la civile convivenza della comunità. Poiché continua l’emergenza causata dalla pandemia e ancora oggi scarseggiano i dispositivi di protezione, abbiamo deciso di indirizzare parte della nostra produzione nella realizzazione di mascherine protettive da donare a quanti le richiedono. Siamo una piccola realtà artigianale con una limitata capacità produttiva ma fintanto che avremo forza continueremo a dare il nostro contributo nella certezza che torneremo presto a una normale vita di realizzazione. Se la Croce Rossa avrà necessità di altre mascherine, saremo completamente a disposizione”.

“Anche se prodotte con materiali di altissima qualità, le mascherine non sono omologate e non hanno il filtro – specifica Riccardo, graphic designer dell’azienda di famiglia – e, quindi, non sono idonee per individui con patologie respiratorie o altri problemi di salute. Raccomandiamo,  in tal caso, di  rivolgersi in farmacia. Le eventuali richieste possono essere effettuate tramite il nostro sito http://www.brumilano.it/coronavirus. Nei limiti del possibile, cercheremo di renderci utili”.


La Redazione di Anima in Penna

Dietro le quinte dello spettacolo quotidiano – Intervista all’attore Michele Sinisi

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Una chiacchierata con Michele Sinisi: un’occasione per sorridere.

Il decreto quotidiano: un’occasione per entrare, attraverso un display, nelle nostre stanze. Come descriveresti il verbo sorridere?
SORRIDERE SVELA UNA SERENITÀ D’ANIMO E UNA PACE INTERIORE RIVOLUZIONARIA. AMO CHI SORRIDE, MI PIACE STRAGLI ACCANTO ED È CONTAGIOSO. QUANDO LO FACCIO È COME VIVERE LA SENSAZIONE DELLA VITA ETERNA.

Il teatro: il luogo migliore per raccontare la quotidianità che fa rima con semplicità. Ti rifugi spesso nella semplicità?
LA SEMPLICITÀ NELLA VITA E NEL TEATRO È ALL’OPPOSTO DEL RIFUGIO. È UN SOGNO, UNA TENSIONE, UN EQUILIBRIO DA FAVORIRE, DA SCALDARE, DI CUI PRENDERSI CURA, COME QUANDO SI INSEGNA A A CAMMINARE AD UN BAMBINO. RIGUARDA L’ARTE E LA VITA ALLO STESSO TEMPO E NELLO STESSO MODO

L’isolamento e l’introspezione. Quali dei personaggi a cui hai prestato il tuo volto oggi ti fa maggiormente compagnia?
MAH, FORSE IL SOLE DEI “TAROCCHI”, SPETTACOLO FATTO CON LA TOSSE PIÙ DI 15 ANNI FA. HO APPENA FATTO UNA REGISTRAZIONE VIDEO PER UNA VERSIONE VIRTUALE IN ONORE DELLA SCOMPARSA DI TONINO CONTE, REGISTA DELLO SPETTACOLO E FONDATORE DEL TEATRO DELLA TOSSE CON LUZZATI. SI PARLA DI UN SOLE, SPENTO, CHE CONFONDE IL RICORDO IMMAGINARIO E LA REALTÀ: SEDUTO SU DI UN TRONO, FORSE SOLO UNA SEDIA, CONFONDE REALTÀ E FANTASIA. I PIANI SONO PERÒ ACCOMUNATI DAL TRAMONTO DELL’ESISTENZA.

Ti regalo una scatola di colori quale tra questi è la perfetta sintesi degli abbracci più importanti?
L’AZZURRO, TUTTA LA VITA. BELLISSIMO COLORE.


A cura di Giuseppe Leonetti

Gli eroi silenziosi di Apulia Pharma Service

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Si chiama “Apulia Pharma Service” la società cooperativa di distribuzione farmaceutica che, dal 2011, con 40 mezzi di trasporto, assiste farmacie e parafarmacie in tutta la Puglia.

Anche, e soprattutto, nel drammatico periodo del Covid 19, il loro apporto alla salute dei cittadini è quanto mai necessario. Da veri e propri eroi della strada, i soci fondatori Sabino, Andrea, Valentino, Claudio, Francesco, Lorenzo, Giuseppe, insieme ad altri dipendenti e collaboratori, affrontano il pericolo sacrificando se stessi per il bene della comunità regionale.

La loro mission è un mix di competenza e determinazione, un gruppo di giovani ed esperti trasportatori guidati dal presidente Michele Fraddosio.

Sono ragazzi in prima linea contro l’emergenza Coronavirus, supereroi mascherati che cercano, attraverso lavoro e dedizione, di debellare questo nemico invisibile.

Sentirsi al sicuro al giorno d’oggi non è una chimera, con Apulia Pharma Service si può!


A cura del Direttore, Miky Di Corato