Nasce il progetto “SPES PANIS”, di Paola Marmo, i Five For Food Srl e l’Associazione Orizzonti di Trani

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Il pane da SEMPRE é simbolo Cristiano di vita e attraverso esso di unione tra noi e nostro Signore che preghiamo ogni giorno di donarcelo.
È dono prezioso.. é alimento di vita.!

Nasce il progetto “SPES PANIS” palidromo di SPERANZA di Pane e Pane della SPERANZA

Progetto voluto da Paola Marmo assieme a Five For Food Srl e sposato dall’Associazione ORIZZONTI(https://www.facebook.com/OrizzontiSocial/?__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARBy6g4dG2CE5UunUiMMAbhHqb_OwDLA6HiGgCPHxcX_4UVEPst0W1-podJXzues9naArT-YTajbI9v4) per generare e distribuire questo nobile alimento alle persone, alle famiglie in condizione di fragilità in questa condizione di emergenza e sofferenza imposta dalla attuale pandemia Covid19.

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Obiettivi inoltre sono la creazione di un laboratorio dedicato alla produzione di pane e prodotti affini esclusivamente destinati
ai più bisognosi, con creazione di una rete di volontari formati per le adeguate competenze..

ORIZZONTI vi ringrazia e plaude la “nobile” iniziativa dedicata alla CARITÀ.

Siamo TUTTI convinti nel sostenere il nostro slogan: “NOI NON CI FERMIAMO”
.. Saremo SEMPRE con VOI per costruire PONTI DI SOLIDARIETÀ.!

GRAZIE PAOLA MARMO
GRAZIE FIVE FOR FOOD Srl


La Redazione di Anima in Penna

VIVI LA VITA – Intervista di Giuseppe Leonetti a Valerio Manisi, regista del cortometraggio a cui “Si turnasse a nascere” di Nino D’Angelo ha fatto da colonna sonora

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Una breve chiacchierata, o forse qualcosa in più, un viaggio inaspettato nell’animo sensibile del Regista Valerio Manisi. “Viva la Vita”: il cortometraggio nel quale l’indiscussa protagonista è la vita con le sue tante sfaccettature a colori.
“Io disegno anche, e soprattutto, su fogli vecchi. Spesso sporchi e imbrattati. Perché è da questi che può ripartire benissimo una nuova storia”. Valerio Manisi

Alvaro Vitali, protagonista del tuo cortometraggio “Vivi La vita” e dal volto dolcemente segnato dallo scorrere del tempo. Un anziano chiamato a guardare allo specchio le immagini dei suoi ricordi, scorgendo qualche rimpianto. Come nasce l’idea di porre attenzione sulla quotidianità di un anziano, provando a raccontarne luci e ombre?

Il mio obiettivo, sinceramente, non è stato quello di focalizzare l’attenzioni su “luci ed ombre di un anziano”. Bensì, quello di portare l’attenzione di ognuno sull’importanza del “tempo che passa”. A non sottovalutarlo e a non sprecarlo con futilità. Ovviamente ho pensato che questo lo si poteva raccontare in modo più efficace con un uomo dalla “vita vissuta”, come in questo caso lo è il protagonista del mio film, interpretato da Alvaro Vitali. Ma le esperienze e le riflessioni possono essere ben realizzate anche dai giovani. Non è un film che parla esclusivamente agli anzianità. Parla a tutti coloro che vivono senza vivere veramente.

Un uomo fragile che traina la sua bicicletta senza mai salirci. La fragilità potrebbe essere il vero collante per unire oltre i distanziamenti imposti?

Può essere anche l’opposto. La fragilità di ognuno può rappresentare, certo, la paura di riallacciare storie e relazioni; di esprimere i propri pensieri o le proprie opinioni. Ma, dall’altro lato, può essere, positivamente, consapevolezza e opportunità. Ed essendo tale, si può ben intendere che solo con l’aiuto di chi non è fragile, si può affrontare tutto. Nonostante i distanziamenti imposti. Non c’è nulla di più importante e coraggioso, a parer mio, che chiedere aiuto nel momento del bisogno. Nonostante tutto. Per quanto riguarda Alvaro, visto come reagisce e rivive vicende passate che incontra durante il film, è tutt’altro che fragile. Anzi! Si arma di coraggio e segue la sua memoria di bambino. Forse, addirittura, ci consiglia di affrontarle le fragilità. Subito! Per non pentirsene poi dopo.

Tanti anziani, considerati numeri in tanti bollettini ufficiali, ci raccontano le abitudini di un tempo lontano. Cosa ti ha spinto nel voler accendere i riflettori sulle nostre virtuose radici umane?

Sicuramente questa domanda va oltre “Vivi la vita”. Rispondo quindi, in riferimento a tutto il mio lavoro sulla tradizione, sulla riscoperta e la riproposta popolare, che la “spinta” è stata quasi dovuta, oltre che spontanea. Non si può andare verso l’incertezza del futuro, senza rispettare la certezza del passato. Questo vale per tutto. Per quanto riguarda me, è stata una naturale attrazione. La tradizione, e la testimonianza storica, l’ho voluta conoscere, in dettaglio, morbosamente; capire, comunicarla a chi la ignora, o male la interpreta, e , nel caso della musica, contaminarla in modo innovativo e metterla al pari con il presente, con tematiche, vizi e virtù, dei giorni nostri. “Sciamu” ne è la testimonianza.

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Volti naturali non artefatti. Chi, o cosa, ti ha portato a coltivare quella sensibilità capace di permetterti di entrare e raccontare la profondità di alcuni esseri umani?

Una vita passata al fianco dei miei quattro nonni e una bisnonna, sicuramente! Al fianco del mio nonno materno in particolar modo. Che mi ha insegnato a suonare e ad amare la musica tradizionale grazie ad una fisarmonica. E poi l’attrazione che provo per tutto ciò che ha da raccontare una storia. Io disegno anche, e soprattutto, su fogli vecchi. Spesso sporchi e imbrattati. Perché è da questi che può ripartire benissimo una nuova storia. E metterci la capacità di raggiungere, con il tuo estro e talento, dei risultati altrettanto interessanti. La pulizia è innocenza, come il volto di una bambina o un bambino. Io preferisco studiare e prendere spunto dalla complessità, da ogni essenza dall’esperienza, buona o cattiva che sia. L’innocenza, e la semplicità, drammaturgicamente, non m’interessa. Sarà per questo che sono meticoloso e fastidioso quando devo raggiungere quello che mi sono prefissato. Perché i dettagli restituiscono interesse e “profondità”, anche quelli più semplici.

Ti regalo una scatola di colori quale tra questi ti rappresenta maggiormente?

I colori freddi sono quelli che mi rappresentano maggiormente. Compreso il nero. E non solo perché prediligo il freddo e l’inverno. Mi è sempre piaciuto il verde, quello bluastro; e quel grigio scuro/azzurrognolo del cielo nuvoloso che si contrappone al bianco della neve. Poi amo il rosso scuro del sipario, e tutti quei colori che generano ombre. Le affascinanti ombre del teatro, che amo più di ogni altra cosa.


A cura di Giuseppe Leonetti

Gli eroi silenziosi di Apulia Pharma Service

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Si chiama “Apulia Pharma Service” la società cooperativa di distribuzione farmaceutica che, dal 2011, con 40 mezzi di trasporto, assiste farmacie e parafarmacie in tutta la Puglia.

Anche, e soprattutto, nel drammatico periodo del Covid 19, il loro apporto alla salute dei cittadini è quanto mai necessario. Da veri e propri eroi della strada, i soci fondatori Sabino, Andrea, Valentino, Claudio, Francesco, Lorenzo, Giuseppe, insieme ad altri dipendenti e collaboratori, affrontano il pericolo sacrificando se stessi per il bene della comunità regionale.

La loro mission è un mix di competenza e determinazione, un gruppo di giovani ed esperti trasportatori guidati dal presidente Michele Fraddosio.

Sono ragazzi in prima linea contro l’emergenza Coronavirus, supereroi mascherati che cercano, attraverso lavoro e dedizione, di debellare questo nemico invisibile.

Sentirsi al sicuro al giorno d’oggi non è una chimera, con Apulia Pharma Service si può!


A cura del Direttore, Miky Di Corato

EMOZIONARTE – VI Edizione Mostra d’Arte Pittorica

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“Se c’è l’ispirazione, l’artista può fare a meno di molte cose per creare la sua opera, ma portare al mondo nuovi occhi è un’altra storia”

Per questo ci siamo uniti in un gruppo di artisti liberi, da emergenti a veterani, tutti insieme, con una semplicità non lasciata al caso. Ognuno con il suo percorso di sviluppo personale, con la sua visione di vita, ma uniti nella pacifica ribellione di manifestare contro la mancanza di spazi espositivi, senza limiti di tecnica, stile ed espressione linguistica, ma con un progetto che promuova l’arte contemporanea.

Vi aspettiamo dall’11 al 19 gennaio presso la Chiesa Sant’Antonio di Barletta.


La Redazione di Anima in Penna

Andria, Gagà per antonomasia

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Nella nostra città vi è un mix di atteggiamenti personali, insiti nella maggior parte di noi, più o meno accentuati in ciascuno di noi; questo mix crea una figura facilmente rappresentata da un termine gutturale: il Gagà.

Proviamo insieme a capirne le sue maggiori caratteristiche: il gagà ha una postura originale, mento in alto, petto in fuori, ma soprattutto bacino verso avanti e gambe aperte. Il gagà è uomo ma anche donna: è una persona molto sicura di sè in branco, ma molto insicura fuori dal gruppo.

Esistono vari soggetti con questo mix di atteggiamenti, c’è il gagà aristocratico e il gagà fantozziano, esiste il gagà analfabeta e il gagà delinquente.

Sociologicamente, possiamo ritrovare questo atteggiamento anche nei nostri antenati che ci hanno tramandato il nostro dialetto dai mille suoni gutturali quasi a rimarcare la necessità di sentirsi gagà.

In questo modo possiamo individuare nel gagaismo tutte quelle azioni o attitudini che sono caratterizzanti del gagà.

Mentre il gagaesimo sembra esserne la religione o il mantra della gente che ne segue le sue regole.

Quindi, quello che la città di Andria sta vivendo oggi è un incremento rapido ed esponenziale del gagaismo tra i giovani che, per delle perenni problematiche sociali, riescono meglio ad individuarsi nel gagaesimo.

Il gagà di solito è diretto, è furbo o pensa di esserlo, parcheggia l’auto salendo sui marciapiedi, getta la carta dal finestrino, guida senza guardare la segnaletica, fuma gettando filtri ovunque, ha quell’aria da onnipotente, è poliglotta parla italiano e dialetto.

E’ colui che si lamenta attribuendo la colpa agli altri, senza guardare i propri errori; il gagà teenager è quello che si ubriaca a dismisura e inveisce contro, urina al primo angolo disponibile e urla a squarciagola per sentirsi migliore.

Il gagà è anche radical chic, si sente unico mentre è omologato, rimane molto superficiale, ma crede di essere ben informato; ama gli animali, ma li lascia urinare ad ogni angolo; ha il posto fisso, ma non si applica, pensa di avere la soluzione migliore, ma non si aggiorna.

Il gagà pensa di avere rispetto per gli altri, ma non ha rispetto per se stesso, ha sempre quell’aria di sfida e guarda gli altri come se a lui non potesse succedergli nulla, perché, nella sua superficialità e ignobile furbizia, crede di avere una vita migliore.


A cura di Antonio Leonetti

La rivoluzione musicale dei Blonday

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I Blonday sono un gruppo musicale formato da 5 componenti: Valeria Mosca (voce), Peppe Fortunato (tastiere), Pino Mazzarano (chitarra), Pino Santoniccolo (basso) e Michele Abruzzese (batteria).

Contenitore musicale d’avanguardia, grazie ad una performance eclettica che spazia dalla musica italiana e internazionale, toccando generi musicali come il soul, pop, jazz, rock e disco music.

I Blonday rappresentano la rivoluzione musicale nel panorama pugliese, uno stile rivisitato, il loro, la sintesi perfetta fra competenza e passione, è il classico che abbraccia la novità, un terremoto sinfonico che scuote melodie anacronistiche impresse nella modernità retrò, ossimoro di un vento che trascina via i vecchi stereotipi per ammiccare ad un pubblico più eterogeneo.

E, allora, restate in ascolto, i Blonday ci faranno divertire, ballare ed emozionare come non mai…


La redazione di Anima in Penna

La Dea Fortuna: tra segreti, paure e amore ritrovato.

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Alessandro, nei panni di Edoardo Leo, e Arturo, nei panni di Stefano Accorsi, sono una coppia consolidata, ma il loro rapporto sta cedendo al tempo che passa. Alessandro, idraulico affascinante che “porta a casa il pane”, Arturo, traduttore che vive una vita statica e di rimorsi: non è diventato né uno scrittore famoso né un professore universitario, soffre l’assenza di un rapporto non solo fisico ma soprattutto verbale con il suo partner Alessandro.

In questa routine, ormai rigida ed immobile dei due protagonisti, entrano impetuosamente Annamaria, ex compagna di Alessandro, e i suoi due figli, Sandro e Martina, così tutti gli equilibri apparentemente saltano, o meglio si modificano in toto.

Annamaria deve sottoporsi ad alcuni esami medici ed affida, così, i figli alla coppia di amici, che si troveranno davanti ad una responsabilità mai prevista: relazionarsi con due bambini, che aprono loro gli occhi, ponendoli davanti ad una cruda realtà che li porta a chiedersi chi sono veramente.

La dea Fortuna, ultimo film di Ferzan Ozpetek, narra degli sguardi fissi e sfuggenti, dei rapporti umani che in quanto tali sono complicati e mutevoli, dei passati ingombranti, come quello di Annamaria, che da bambina viene rinchiusa, insieme a suo fratello, in un armadio sarcofago da sua madre.

 In una società troppo superficiale, quanto social, lo sguardo diventa il mezzo principale per condurti dritto al cuore, infatti “come fai a tenere per sempre con te qualcuno a cui vuoi molto bene? Devi guardarlo fisso, prendi la sua immagine, chiudi di scatto gli occhi, li tieni ben chiusi. E lui ti scende fino al cuore e da quel momento quella persona sarà per sempre con te.

Questo è l’insegnamento che Annamaria lascia in eredità ai suoi bambini, affinché possano imparare a guardare profondamente negli occhi e a distinguere il bene dal male.

Sandro e Martina, seppur piccoli, hanno già imparato a guardare dentro, in quegli occhi che sono lo specchio dell’anima, ed hanno aiutato Arturo e Alessandro a ritrovarsi, a guardarsi ancora negli occhi e a perdonarsi, perché in fondo, in questo film che ha uno sfondo drammatico è l’amore che vince e che riporta a galla, un amore che supera i limiti dell’omosessualità, un amore che rende genitori non di sangue ma di cuore proprio Arturo e Alessandro.


Di Alessandra Gattullo

Terra in Arte – Gianfranca Ricciardelli e Nicola Miracapillo dal 15 al 17 novembre al Borgo Montegrosso

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L’appuntamento è fissato dal 15 al 17 novembre, presso Palazzo Ducale Belgioioso di Montegrosso. Artisti del calibro di Valentina Zingaro, Teresa Di Renzo, Mariella Sellitri, Pasquale Brizzi, Riccardo Campanile, Nicola Miracapillo e Matteo Leonetti daranno vita ad un progetto pittorico, scultoreo e fotografico che affonda le radici nell’humus culturale e tradizionale della nostra terra.

Con un mix di creatività e bellezza, l’associazione “La Piscara”, attraverso l’appassionata dedizione del presidente Nicola Miracapillo e il gusto artistico di Gianfranca Ricciardelli, organizza una mostra contemporanea, “Terra in Arte” appunto, che ammicca alle opere locali conservate nel Borgo.


A cura del Direttore, Miky Di Corato

Come aiutare la Street Art – La storia di Giuseppe Di Corato

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Voglio raccontarvi quello che sta succedendo a mio zio Giuseppe (da noi chiamato affettuosamente “Zio Peppe”).

Alla fine del mio racconto, sicuramente qualcuno di voi ricorderà di averlo incontrato.

Da molti anni, soprattutto durante la bella stagione, è presente al Castel del Monte per dipingere e offrire i suoi quadri ai turisti che quotidianamente visitano questo bel luogo.

Non vende cianfrusaglie, non vende souvenir locali di produzione “Made in China”, vende il frutto del suo lavoro artistico ed artigianale. Da autodidatta.

Sicuramente la sua è una presenza consueta in tutte le piazze ed i luoghi che identificano l’Italia. A Firenze, a Venezia, a Bologna, e in centinaia di altre mete turistiche, questa presenza arricchisce l’offerta e l’esperienza del turista.

Avete mai provato a cogliere la differenza tra una stampa prodotta in serie ed un acquerello prodotto nel posto che rappresenta, magari unico proprio perché imperfetto?

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Ecco questo faceva mio zio; forte anche di una convinzione: fare un’attività legale e riconosciuta dalle Istituzioni proprio per il suo valore intrinseco.

Uso il tempo imperfetto perché da giovedì, senza uno straccio di documento, senza una comunicazione formale è stato invitato dalle FF.OO. ad andare via, pena la verbalizzazione e successiva multa.

A nulla è servito spiegare che già in passato vi era stata una vicenda del genere e che era stato autorizzato (verbalmente, sì, solo verbalmente, ma si fidava di chi rappresenta le Istituzioni).

A nulla è servito dire che esiste una legislazione regionale sugli artisti di strada che non sottopone ad alcun vincolo questo tipo di attività.

Io non sono un avvocato (anzi, vi chiedo di aiutarmi); magari mi sbaglio sulla portata di questa legge. Ma si può liquidare una persona senza una spiegazione?

Ora, per come vanno le cose, mio zio avrebbe dovuto fare come molti altri. Far finta di ascoltare i rappresentanti delle Istituzioni e poi riprendere come se nulla fosse quando l’attenzione si era attenuata.

Invece ha deciso di testimoniare il rifiuto di questo modo di agire, la necessità di continuare la sua attività di artista di strada, riconosciuto, perché di valore, per i luoghi che rappresenta.

Da diversi giorni ha intrapreso uno sciopero della fame e della sete presso la sede di Piazza Municipio nell’indifferenza totale della stessa amministrazione commissariata e dei suoi dirigenti.

Anzi, devo correggermi. Non c’è stata indifferenza perché questa mattina è stato invitato dalle FF.OO. (se proprio doveva continuare la sua azione di protesta…) a stazionare in piedi (non seduto, né sdraiato).

Per motivi di decoro, gli è stato detto.

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Certo, lo stesso decoro che ogni giorno vediamo nelle strade intasate, sui marciapiedi sporchi, nelle periferie piene di rifiuti; che vediamo nelle tante attività illegali di commercio; che vediamo nei tanti piccoli o grandi abusi consumati in una città che avrebbe, certo, un grande bisogno di decoro. Che si accorge del decoro solo quando qualcuno decide di protestare per qualcosa in cui crede e che, penso, gli sia dovuto sulla base di una normativa specifica (la Legge Regionale nr. 14 del 2003).

Mio zio non ha bisogno di carità ma di lavorare serenamente e dignitosamente.

Chiedo a tutti i miei amici di poter condividere questo post per diffondere la notizia di questa ingiustizia e di aiutare la street art in tutte le sue forme.

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A cura di Edoardo Pomarico

Omaggio alla ritrattista andriese, Paola Lomuscio

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L’appuntamento è per venerdì 18 ottobre, dalle ore 19, presso la boutique Barney, in via Duca di Genova, 25, ad Andria.

La giornalista Michela Alicino intervisterà Paola Lomuscio, la disegnatrice andriese famosa per la sua matita, un’amica che custodisce come il più prezioso dei gioielli, il passaporto che le ha permesso di varcare i confini nazionali e di esibire, recentemente, un ritratto di Bruce Springsteen nella mostra celebrativa dedicata al 70esimo compleanno del Boss, a Freehold, città natale del rocker statunitense.

L’evento, organizzato da “Le Amiche per le Amiche” è un’occasione unica per conoscere l’evoluzione creativa di un’artista attenta ai dettagli, schii di celebre realtà in cui il bianco e nero si mescola a vividi colori di talento e gioventù.

La cittadinanza è invitata.


A cura del Direttore, Miky Di Corato