Flash Mob delle Associazioni/Società Sportive Andriesi: “Necessario conciliare diritto alla salute con una maggiore attenzione per il nostro lavoro”

Si è tenuta nel pomeriggio di martedì 26 ottobre 2020, in Piazza Catuma ad Andria, l’iniziativa di flash mob promossa dalle Associazioni sportive andriesi dopo il DPCM che impone di nuovo la chiusura delle palestre e le piscine causa Covid.

“L’ultimo provvedimento varato dal Presidente del Consiglio Conte – ha sottolineato Vincenzo Pistillo, portavoce del coordinamento delle Associazioni/Società sportive di Andria, – non tiene conto di tutta una serie di adeguamenti e di accorgimenti messi in atto per rendere fruibili e in assoluta sicurezza tutti i luoghi frequentati da chi pratica, anche a livello amatoriale, lo sport. Durante la brevissima fase di riapertura delle attività sportive, abbiamo rispettato i protocolli anti-covid prescritti dalla legge, investendo anche molte risorse finanziarie, al fine di rendere sicuri i luoghi di lavoro ed eliminare la possibilità di contagio per gli operatori e per gli utenti. Vogliamo ricordare il ruolo fondamentale ricoperto dallo sport, e che non deve essere assolutamente sottovalutato, nel favorire il recupero psico-fisico delle persone, provate dallo stress emotivo e fisico a causa della pandemia generata dal Coronavirus”.

L’iniziativa di protesta della Associazioni sportive andriesi ha visto la massiccia partecipazione degli addetti alle strutture sportive e di quanti si dedicano allo sport per migliorare la propria condizione psico-fisica, oltre ad atlete e atleti che lo praticano livello agonistico.

“Il lockdown della prima ondata – ha continuato Pistillo – aveva già messo a rischio il lavoro di quanti organizzano lo sport nella nostra città. Adesso, richiudendo di fatto le attività sportive, quel rischio diventa una drammatica realtà perché verrebbe a mancare il lavoro per moltissimi operatori occupati nelle strutture sportive. Insomma, è necessario, oggi più che mai, conciliare il diritto alla salute con una maggiore attenzione per il nostro lavoro. Rivolgiamo, quindi, un appello accorato ai nostri politici e a quanti hanno la possibilità di intervenire per modificare il provvedimento governativo in tempi ragionevolmente rapidi”.

Al Flash Mob hanno aderito le seguenti Associazioni:

  • ASD Virtus Informa
  • APS-ASD Sipario
  • Golden Body
  • ASD Danzarte
  • ASD Dance Talent Andria
  • ASD Latin American Style
  • ASD Spartan Gym Center
  • ASD Gociccigo
  • ASD Cestistica Andria
  • ASD Total Body Center
  • ASD Vivo Latino Andria
  • Revolution Wellness Andria
  • ASD Battiti Danzanti
  • ASD Scuola di danza Inpuntadipiedi
  • Gym Verrigni
  • ASD Centro Teatro Danza
  • ASD Cubarte Andria
  • Framarossport SSD Sporting Center
  • SSD HB New Center
  • ASD Revenge
  • ASD Paraiso Dance Caraibico
  • ASD Icaro
  • ASD Nuova Andria
  • ASD Atletica Andria
  • ASD PGS Andria
  • ASD Monton de Estrellas
  • ASD Circolo Tennis Andria
  • ASD Stelle Danzanti
  • ASD Team Sanzione  
  • ASD Polisportiva Gymnica Sveva Andria
  • ASD New Accademy Judo
  • ASD Savi Dance Studio
  • ASD Rilia

Andria 26 ottobre 2020

Cos’è l’ansia?

download.jpg

Esiste qualcosa di più sconvolgente dell’ansia????
No!
L’ansia entra nei momenti in cui meno te l’aspetti, anche quando stai facendo la cosa più stupida, lei è sempre lì dietro l’angolo, pronta a vivere dentro di te!

Pronta a stravolgere la tua giornata, a toglierti il respiro, a far aumentare i battiti del tuo cuore e, anche se fuori fa caldo, tu inizi a tremare, a sentir freddo, a sudare freddo!!!!

Non sai per quale motivo lei abbia scelto te!

Te lo chiedi continuamente,
Ti chiedi perché tu non possa fare un’esperienza nuova,
Perché tu non possa passare in maniera tranquilla una serata dove c’è gente accanto a te, perché tu non possa intraprendere un viaggio in santa pace, perché tu debba disdire i tuoi piani all’ultimo momento!

Non c’è risposta ai tuoi perché!
Molte volte cerchi di nascondere le tue difficoltà, ma chi ti è accanto cerca di aiutarti!

Purtroppo, sentirsi dire “ cerca di respirare”, “ stai tranquilla”, non fa altro che peggiorare la situazione!

(Se avessimo saputo che respirare fosse la fine del problema, l’avremmo già fatto da tempo!)

Non saprei descrivervi l’ansia con un esempio, o forse sì!

Avete presente quella sensazione chiamata Spasmo Ipnico (quando stai dormendo e ti svegli, perché hai avuto la sensazione di essere caduto nel vuoto)?
Ecco, per noi ansiosi è così da svegli!
Sei sereno e, un attimo dopo sei caduto nel vuoto!

Molte volte, uno si chiede “perché proprio a me?”
Non c’è risposta alla tua domanda!

Non l’hai scelto tu, è lei che ha scelto te!


A cura di Luciana Figliolia

Siamo uomini e donne meno fortunati di altri

5-disastri-naturali-e-le-relative-tecniche-di-sopravvivenza-800x400-800x400.jpg

Siamo uomini e donne meno fortunati di altri, siamo tanti e ogni anno, purtroppo, destinati a crescere perché i disastri italiani continuano a ritmo incessante. La vita ci ha messo alla prova togliendoci gli affetti più cari, scomparsi sul lavoro, per l’amianto, sotto le macerie di un terremoto, dentro le loro case incendiate da un treno carico di GPL, sotto il crollo di un ponte o di una scuola elementare… Passiamo anni dentro le aule dei Tribunali e sopportiamo processi lunghi e dolorosi. Tutte le associazioni che fanno parte della nostra Rete Nazionale aspettano una giustizia che stenta ad emergere, un diritto sacrosanto che il nostro Stato dovrebbe rispettare perché sancito dalla nostra Costituzione. Abbiamo incontrato più volte il Ministro della Giustizia che ci ha ascoltati, ha accolto le nostre richieste sintetizzate in un documento dove chiediamo 4 punti fondamentali che possono portare un contributo alla Riforma della Giustizia. Uno di questi è la Prescrizione che finalmente è diventata legge ed entrerà in vigore dal primo gennaio, congelando il decorso una volta chiuso il giudizio di primo grado. La Prescrizione ha colpito duramente i processi di molte nostre associazioni e lo farà con altre nel prossimo futuro, cancellando di fatto molti capi di imputazione per cui gli imputati dovrebbero essere giudicati. Per i familiari delle vittime questa legge rappresenta un traguardo importante, è una garanzia per il giusto riconoscimento delle nostre ragioni. Quindi seguiremo con attenzione il dibattito parlamentare dei prossimi giorni, sostenendo il Ministro Alfonso Bonafede, riservandoci di essere presenti davanti alle sedi opportune, nel caso in cui questo importante risultato venga distorto o perda di credibilità.


Gloria Puccetti

Presidente del Coordinamento nazionale “Noi non dimentichiamo”

Comitato Matteo Valenti

Vittime della scuola di S.Giuliano di Puglia

Associazione familiari vittime Thyssen Krupp

Moby Prince
Comitato familiari Vittime casa dello studente

Il mondo che vorrei Associazione vittime Salvemini

Associazione 309 martiri dell’Aquila

Comitato parenti vittime Ponte Morandi

Associazione Ilva di Taranto

Adele Chiello crollo torre Genova

Associazione Anna Aloysi incidente ferroviario Andria e Corato

Comitato Emilia Vite scosse

Associazione Il sorriso di Filippo

Fondazione 6 aprile per la vita

Comitato vittime di Rigopiano

Come aiutare la Street Art – La storia di Giuseppe Di Corato

5cf9ef16-80b1-489e-a321-60aae78e3581.jpg

Voglio raccontarvi quello che sta succedendo a mio zio Giuseppe (da noi chiamato affettuosamente “Zio Peppe”).

Alla fine del mio racconto, sicuramente qualcuno di voi ricorderà di averlo incontrato.

Da molti anni, soprattutto durante la bella stagione, è presente al Castel del Monte per dipingere e offrire i suoi quadri ai turisti che quotidianamente visitano questo bel luogo.

Non vende cianfrusaglie, non vende souvenir locali di produzione “Made in China”, vende il frutto del suo lavoro artistico ed artigianale. Da autodidatta.

Sicuramente la sua è una presenza consueta in tutte le piazze ed i luoghi che identificano l’Italia. A Firenze, a Venezia, a Bologna, e in centinaia di altre mete turistiche, questa presenza arricchisce l’offerta e l’esperienza del turista.

Avete mai provato a cogliere la differenza tra una stampa prodotta in serie ed un acquerello prodotto nel posto che rappresenta, magari unico proprio perché imperfetto?

c334aeeb-282b-4fb3-ac36-5d30af24ec90.jpg

Ecco questo faceva mio zio; forte anche di una convinzione: fare un’attività legale e riconosciuta dalle Istituzioni proprio per il suo valore intrinseco.

Uso il tempo imperfetto perché da giovedì, senza uno straccio di documento, senza una comunicazione formale è stato invitato dalle FF.OO. ad andare via, pena la verbalizzazione e successiva multa.

A nulla è servito spiegare che già in passato vi era stata una vicenda del genere e che era stato autorizzato (verbalmente, sì, solo verbalmente, ma si fidava di chi rappresenta le Istituzioni).

A nulla è servito dire che esiste una legislazione regionale sugli artisti di strada che non sottopone ad alcun vincolo questo tipo di attività.

Io non sono un avvocato (anzi, vi chiedo di aiutarmi); magari mi sbaglio sulla portata di questa legge. Ma si può liquidare una persona senza una spiegazione?

Ora, per come vanno le cose, mio zio avrebbe dovuto fare come molti altri. Far finta di ascoltare i rappresentanti delle Istituzioni e poi riprendere come se nulla fosse quando l’attenzione si era attenuata.

Invece ha deciso di testimoniare il rifiuto di questo modo di agire, la necessità di continuare la sua attività di artista di strada, riconosciuto, perché di valore, per i luoghi che rappresenta.

Da diversi giorni ha intrapreso uno sciopero della fame e della sete presso la sede di Piazza Municipio nell’indifferenza totale della stessa amministrazione commissariata e dei suoi dirigenti.

Anzi, devo correggermi. Non c’è stata indifferenza perché questa mattina è stato invitato dalle FF.OO. (se proprio doveva continuare la sua azione di protesta…) a stazionare in piedi (non seduto, né sdraiato).

Per motivi di decoro, gli è stato detto.

73524580_2986866617994440_1770890328392335360_n.jpg

Certo, lo stesso decoro che ogni giorno vediamo nelle strade intasate, sui marciapiedi sporchi, nelle periferie piene di rifiuti; che vediamo nelle tante attività illegali di commercio; che vediamo nei tanti piccoli o grandi abusi consumati in una città che avrebbe, certo, un grande bisogno di decoro. Che si accorge del decoro solo quando qualcuno decide di protestare per qualcosa in cui crede e che, penso, gli sia dovuto sulla base di una normativa specifica (la Legge Regionale nr. 14 del 2003).

Mio zio non ha bisogno di carità ma di lavorare serenamente e dignitosamente.

Chiedo a tutti i miei amici di poter condividere questo post per diffondere la notizia di questa ingiustizia e di aiutare la street art in tutte le sue forme.

ac66510a-a63e-444f-afac-6edda2a8a18b.jpg


A cura di Edoardo Pomarico

Twin Towers: 18 anni dopo

21462250_10212291998687383_1815070140173365230_n

Son passati ormai diciott’anni dagli attentati terroristici dell’11 settembre, giorni volati via come i quattro aerei dirottati in quel lontano e tragico 2001. Aerei colmi di speranza e distruzione, persone schiantate sul muro del dolore, uomini inermi, impotenti davanti allo spettacolo che li ha resi inconsapevolmente vittime o colpevoli. Già, perché il sottile tratto che demarca il confine tra assassini e morti segna l’incapacità di intendere e volere, circoncisione di burattini nelle grinfie di beceri uomini di potere, assonanti nomi differenziati da una sola consonante; la S di Osama da un lato, la B di Obama dall’altro. Due facce della stessa medaglia o, se volete, due poli che si uniscono all’equatore di un’esplosione atomica prima, e di pseudo ideali religiosi adesso. Occidente e Oriente, Nord e Sud, come le aree delle Twin Towers colpite dai Boeing 767, Torri, Gemelle, come tutte le 2974 anime che persero la vita per mano di 19 rappresentanti del Diavolo. Ma chi è il Diavolo? Chi ha vestito i panni del Male? Chi quelli del Bene? Tralasciando le gossippare teorie complottistiche, risulta evidente che quanto successo in quel famigerato martedì sia effettivamente strano e illogico. Com’è possibile che i 246 passeggeri dei quattro voli commerciali di linea non si siano alleati per disarmare i dirottatori? Com’è possibile che si siano fatti minacciare da innocui taglierini? Come mai quei caccia, con il preciso ordine di abbattere mezzi sconosciuti in prossimità del pericolo, in questa situazione non sono intervenuti? Per quale ragione gli attacchi diretti al Pentagono e alla Casa Bianca non hanno, in parte, sortito effetto? Domande apparentemente senza risposta, o, forse, domande a cui non vorremmo rispondere, perché, in fondo, quello che c’è da sapere già lo sappiamo. Conosciamo gli interessi petroliferi degli Americani in Afghanistan, non ignoriamo le uccisioni targate USA di donne e bambini, abbiamo assistito in diretta mondiale all’esecuzione, per impiccagione, di Saddam Hussein, mentre Bin Laden sarebbe stato, a loro dire, gettato in mare per non creare proselitismo.
Così, vorrebbero farci credere che gli Stati Uniti avrebbero rinunciato alla libido di ostentare il loro trofeo di guerra e mostrare il cadavere del Nemico Pubblico n.1? Possono toglierci informazioni, distorcere notizie ma non ci priveranno mai dello spirito critico, quella coscienza sociale che ci fa ulteriormente gettar benzina sul fuoco, perchè è vero, si nasce incendiari e si muore pompieri. Già, ma ora andate a raccontarlo ai 343 vigili del fuoco che, in quella buia mattinata newyorkese, si son visti crollare addosso sogni, speranze e le pesanti macerie del World Trade Center!


A cura del Direttore, Miky Di Corato

IL MONDO COME UN CLAMOROSO ERRORE

IMG_20190831_230427

Non riesci proprio a dormire questa notte, sintomo evidente che la senescenza galoppa con la criniera dispiegata al vento. Alla fine ti decidi a raggiungere lo studio. Scorri titoli di libri, indeciso sulla scelta. Infine, l’occhio cade su “Il mondo come un clamoroso errore” di Paolo Polvani, il poeta-bancario che una ventina di anni fa accolse con piacere l’invito a farsi intervistare dai tuoi alunni. Un volumetto minuscolo. Appena 44 pagine, in ognuna delle quali una poesia galleggia nella bonaccia di candido mare.

Leggi…

“Buon giorno”. Dedicata ad Aziz, l’ingegnere che fa il lavavetri ad un incrocio stradale. Al suo “viso in bilico tra il sorriso e la disperazione” neanche un buon giorno viene concesso. Una gentilezza! Che susciterebbe un ampio sorriso e di converso genererebbe salute, naturale, in chi la elargisse.

“Milano nella metro”. Ognuno, disdegnando di tuffarsi fiducioso nello sguardo dei vicini, si rannicchia cupamente nel suo minuscolo io. A due passi splendono le melagrane nelle pupille delle ragazze e campi di melanzane illeggiadriscono i paesaggi di anziane casalinghe. Panorami incantevoli, che competono a pieno titolo con incomparabili bellezze paesaggistiche. Basta sapere e volerli scrutare!

“Amicizia”. Paolo ed Ass si chiamano per nome. Si frequentano, il bianco ed il nero. Solidarizzano.  Nel Senegal amicizia vuol dire sopravvivere. In molte parti del mondo, civile, praticandosi l’esclusione, la rete sociale si sfilaccia ed i brandelli rendono precario il senso e la qualità dell’esistenza.

“La parola Sole”. Un uomo ucciso in Siria. Poveri indumenti, posa scomposta, sangue.  Il telegiornale lo riprende con una rapida, distratta carrellata. Poi, visi paffuti, sguardi e merci ammiccanti. Spontanea la domanda: “Quante volte il malcapitato avrà detto le parole… sole, acqua, amore?

“La fila”. In attesa alla posta, in piedi. Una sconosciuta e misteriosa nuvola di identità. Chi sfoggia dentiere scintillanti, chi mostra gengive indurite, chi ha il figlio morto nel cantiere per arginare la povertà. Chi ha dovuto legare la moglie affetta da Alzheimer per riscuotere la misera pensione!

“Il crollo”. In chiesa tutti hanno da commentare il tragico evento. Che bravi! Ma perché i morti non se ne stanno zitti, invece, di continuare a farfugliare? I defunti, quelli veri, vogliono riposare in pace. Di gesti falsi ne hanno visti tanti e di parole ipocrite ne hanno sentite troppe quando tra mille difficoltà si trascinavano stancamente.

“Natale”. Mihaela, badante rumena. Sorride alla signora anziana, affetta da senilità precoce, che le rinfaccia continuamente la sua nazionalità. La cultura della solidarietà e la pazienza non hanno patria, né hanno bisogno di aver frequentato l’università.

“Complanare”. Uno stuolo di donne giovani, allegre, vocianti sulla complanare della 16 bis. Discinte, nonostante il freddo. Stridio di freni, vetture che sfrecciano indifferenti, colate a cuor leggero di fango. Chi nel proprio cuore coltiva il sentimento della dignità, non riesce a rimanere indifferente.  “Il mondo è proprio un clamoroso errore!”

Il conformismo del vivere, a una dimensione. Disumana. Alienante. La realtà? Poliedrica! Il poeta, l’artista, il vate, traboccante di talento e sensibilità, ascolta flebili voci, vede sfaccettature che sfuggono agli sguardi frettolosi. Evocandole, fornisce diottrie, riscalda cuori algidi, induce menti assopite a svegliarsi.

Fiotti di ptialina affluiscono nel tuo palato, compiacente. Urge assaporare l’intera produzione poetica dell’umile amico. Le palpebre, però, ti invitano per il momento a riprender sonno. Le immagini poetiche, in compenso, non  dandoti tregua, si ripresenteranno, anche più vivide, nell’aura dei sogni.

Grazie, Paolo, di esistere.


a cura di Domenico Dalba

Schegge di Vita

69153054_357899481763644_5485906931988037632_n

La terra promessa appariva così lontana, a tratti assumeva la forma dell’isola delle utopie, ma la donna con il pancione non poteva non aggrapparsi con unghie e denti al sogno del cambiamento.

Il suo cambiamento prescinde da calcoli razionali o conoscenze puntuali di tutti gli aspetti del viaggio: lei non poteva pianificare tutto, aveva scoperto di avere una nuova vita dentro, alla quale regalare un futuro.

Futuro o miraggio poco importa la mamma e la vita futura dovevano partire, imbarcarsi e provare a disegnare un arcobaleno per cancellare le brutture di un presente grigio e di un destino ingiusto.

Oltre le insidie di un viaggio, nonostante la solitudine di una donna relegata nell’abbandono trionfa l’amore che cresce pian piano dentro di lei: già amore e quindi protezione per quella piccola vita ancora ignota a lei stessa e al mondo. Pensate alla nostra protagonista quando, con gli occhi lucidi, implora il glaciale scafista per convincerlo ad accettare i suoi pochi averi e farla salire sul gommone.

Un gommone, non sottoposto ad alcuna revisione, il mezzo precario al quale lei si è affidata per giungere a calpestare con prepotenza un nuovo territorio dove, in maniera del tutto inaspettata, è stata chiamata a barcamenarsi tra leggi e decreti che osavano limitare, se non debellare, il sogno: mettere alla luce il suo bambino in un territorio immune da  distruzione e tempeste di violenza.

Quel bambino, il bene più prezioso: la vita che non si piega e  che deve trionfare su fredde norme scritte da chi probabilmente quel sogno del cambiamento non l’ha mai avuto, perché rinchiuso da sempre nel palazzo e mai con gli occhi rivolti verso il mare. Questa donna, senza nome e senza passato, giunta in Italia non deve più attaccare per difendere ma affidarsi per mettere alla luce: nasce Zion.

Zion e i suoi occhi così inconsapevoli del regalo ricevuto dalla sua mamma: la nostra donna gli ha regalato la terra promessa, dove quel sogno partito da lontano ha smesso di essere un’utopia ma qualcosa di reale e tangibile che ha la forma di una casa da riempire con peluche e giocattoli: Zion e sua mamma oggi sono stretti nel loro lieto fine.


A cura di Giuseppe Leonetti

“COME SE VEDESSERO L’INVISIBILE”- GIOVANISSIMI IN CAMMINO

mmm

Si è appena concluso il campo scuola tra le vette del monte Pollino a cui hanno partecipato  i giovanissimi della parrocchia del Ss. Sacramento dal 4 all’8 agosto scorso.

“Come se vedessero l’invisibile”: è questo il tema, un invito per gli adolescenti a non guardare la realtà così com’è, a non fermarsi davanti alle apparenze, ma scorgere l’invisibile poiché la realtà è molto più di ciò che appare.

I ragazzi si sono fatti accompagnare dalla storia di Davide, un giovane pastorello che viene scelto da Dio come re.

Così come Davide ha sfidato il Gigante Golia fidandosi di Dio e delle sue capacità, anche i giovanissimi hanno sfidato le loro paure attraverso un percorso, scalando monti, provando paura, fatica, ma consapevoli che con loro c’era Qualcuno che li guidava.

A termine di questa fantastica esperienza si ringraziano gli educatori e don Alessandro Chieppa , viceparroco della parrocchia, per aver accompagnato i ragazzi durante l’anno attraverso incontri formativi e per averli guidati in questa avventura, momento di riflessione che ha permesso ai ragazzi di allontanarsi dalla frenesia della quotidianità e riflettere sulla loro vita, dono di Dio.


A cura di Roberta Sgaramella

Il lato profondo delle parole

Carofiglio foto 2-2

Una breve chiacchierata con lo scrittore Gianrico Carofiglio avvenuta nella suggestiva location, immersa nel cuore della Murgia, di Lama di Luna.

Aggiungere e sottrarre: due verbi dal significato contrapposto. Nella cultura moderna vi è una naturale propensione nell’applicare il primo dei due verbi, ignorando il secondo. Perché, negli esseri umani, è insita, da un lato, la paura di sottrarre e, dall’altro, la tendenza ad accumulare il più possibile, anche il superfluo, allontanandoci dall’essenziale?

L’accumulo, sia materiale sia spirituale, credo dipenda dalla paura. Di varie cose, fra cui la solitudine e la morte. L’antidoto però è nella leggerezza, non nel caricare la propria imbarcazione di ogni sorta di cianfrusaglie, materiali e spirituali.

Il racconto, attraverso i libri, di storie umane. I libri possono, in qualche modo, alleviare il senso di solitudine che aleggia nell’animo di tanti? Qual è il suo rapporto con la solitudine?

Credo di sì. Almeno per me è stato ed è così. Leggere allevia, a volte fa sparire la solitudine. Io ho un rapporto altalenante con la solitudine. A volte mi piace, mi ci accomodo come in una casa familiare e confortantevole. Altre volte sento il bisogno di sfuggirla. Credo di non essere molto diverso da tutti gli altri, in questo.

Qual è, se esiste, un accadimento della sua vita che tante volte ha provato a raccontare, attraverso la sua penna, senza riuscirci per le troppe emozioni in gioco?

Esiste sicuramente. Anzi: esistono. Per conoscerli però occorrerà aspettare che io sia capace di raccontarli nei miei libri.

Uno scrittore e la curiosità di scoprire le tante sfaccettature umane. Come era Gianrico da bambino?

Goffo, sempre distratto, in preda a ogni sorta di fantasticherie. A dire il vero la situazione non è troppo cambiata oggi, nella sostanza.

Le regalo una scatola di colori, quale tra questi oggi la rappresenta maggiormente?

L’indaco.


Di Giuseppe Leonetti

Notre-Dame: il Gigante in fiamme

notre-dame-guglia-centrale-1008x700

Il pomeriggio del 15 Aprile 2019 è una data destinata a restare nella storia come lo fu l’11 settembre, oramai  diventato per antonomasia sinonimo di tragedia.

In questo caso per fortuna nessuna vittima, tranne una: la cattedrale di Notre-Dame è stata devastata dalle fiamme.

I lavori di costruzione della cattedrale proseguirono dal 1163 al 1344 e a lavorarci furono quelli che ancora non lo sapevano ma sarebbero diventati gli europei di ora: artisti e operai provenienti da tutta Europa trovarono lavoro nel cantiere e contribuirono alla costruzione di questo gioiello gotico.

Più di 200 anni per costruirlo, e solo poche ore per mandarlo in fumo.

È sicuramente qualcosa che da riflettere sulla caducità di ogni cosa, anche di ciò che sembra immortale.

Non vedremo più il tetto in legno costruito nel 1200, né la guglia alta 45 metri che svettava fiera verso il cielo e che un pomeriggio  è semplicemente crollata tra il fumo e le fiamme.

Per la verità il gigante gotico, simbolo di un’Europa che ancora deve compiere grandi passi in avanti, stava già mostrando segni di deterioramento. Il tempo si sa non risparmia nessuno. Nemmeno un gioiello di architettura amato da fedeli e atei, europeisti e antieuropeisti.

Proprio per apportare qualche restauro intorno alla cattedrale era stata montata un impalcatura in legno che pare abbia preso fuoco per un corto circuito. Le indagini sono ancora in corso, ma si parla di un incendio colposo dai primi riscontri.

Nemmeno i 500 pompieri intervenuti sul posto hanno potuto fermare immediatamente quel fuoco maledetto che ha divorato le vetrate, il tetto, la guglia e ha trasformato quel capolavoro in uno scheletro in fiamme.

Tutta Parigi si è riversata nelle strade ad assistere attonita e insieme al mondo sono rimasti col fiato sospeso fino alle 22:00 quando finalmente le fiamme sono state domate e si è potuto fare la conta dei danni.

Un misto di frustrazione e senso di impotenza si è probabilmente impadronito di chiunque guardasse quella scena color cremisi, nero e grigio sapendo che non c’era modo di arginare quelle fiamme.

Dichiarata patrimonio dell’UNESCO nel 1991, ispirazione per la profetica penna di Victor Hugo, un edificio che ha fatto sognare per la diffrazioni della luce attraverso le sue vetrate.

La perdita di Notre-Dame non è solo una perdita francese. Il mondo dell’arte, le nazioni, gli uomini tutti hanno perso qualcosa. È un altro simbolo che ci lascia orfani.

Le campane parigine hanno suonato a lutto per rendere omaggio al colosso caduto.

E già si parla di unirci tutti per ricostruire ciò che è rimasto, per riportarla al suo splendore. Forse più bella, dicono.

Chi ha voluto la fortuna di visitarla potrà serbare il ricordo di quella maestosità e di quella poesia. Chi non l’ha vista mai probabilmente dovrà aspettare almeno 30 anni. I più anziani hanno la certezza che non la rivedranno.

Ricostruire dunque.

Con la consapevolezza di farlo per chi verrà dopo di noi. Con lo stesso spirito di chi iniziò questa cattedrale con la certezza di lasciare una traccia ai posteri.

Ricostruire e poter dire che quello del 15 aprile 2019 è stato solo un incubo passeggero.


Di Valentina Cicchelli