Nasce il progetto “SPES PANIS”, di Paola Marmo, i Five For Food Srl e l’Associazione Orizzonti di Trani

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Il pane da SEMPRE é simbolo Cristiano di vita e attraverso esso di unione tra noi e nostro Signore che preghiamo ogni giorno di donarcelo.
È dono prezioso.. é alimento di vita.!

Nasce il progetto “SPES PANIS” palidromo di SPERANZA di Pane e Pane della SPERANZA

Progetto voluto da Paola Marmo assieme a Five For Food Srl e sposato dall’Associazione ORIZZONTI(https://www.facebook.com/OrizzontiSocial/?__tn__=%2Cd%2CP-R&eid=ARBy6g4dG2CE5UunUiMMAbhHqb_OwDLA6HiGgCPHxcX_4UVEPst0W1-podJXzues9naArT-YTajbI9v4) per generare e distribuire questo nobile alimento alle persone, alle famiglie in condizione di fragilità in questa condizione di emergenza e sofferenza imposta dalla attuale pandemia Covid19.

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Obiettivi inoltre sono la creazione di un laboratorio dedicato alla produzione di pane e prodotti affini esclusivamente destinati
ai più bisognosi, con creazione di una rete di volontari formati per le adeguate competenze..

ORIZZONTI vi ringrazia e plaude la “nobile” iniziativa dedicata alla CARITÀ.

Siamo TUTTI convinti nel sostenere il nostro slogan: “NOI NON CI FERMIAMO”
.. Saremo SEMPRE con VOI per costruire PONTI DI SOLIDARIETÀ.!

GRAZIE PAOLA MARMO
GRAZIE FIVE FOR FOOD Srl


La Redazione di Anima in Penna

Notre-Dame: il Gigante in fiamme

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Il pomeriggio del 15 Aprile 2019 è una data destinata a restare nella storia come lo fu l’11 settembre, oramai  diventato per antonomasia sinonimo di tragedia.

In questo caso per fortuna nessuna vittima, tranne una: la cattedrale di Notre-Dame è stata devastata dalle fiamme.

I lavori di costruzione della cattedrale proseguirono dal 1163 al 1344 e a lavorarci furono quelli che ancora non lo sapevano ma sarebbero diventati gli europei di ora: artisti e operai provenienti da tutta Europa trovarono lavoro nel cantiere e contribuirono alla costruzione di questo gioiello gotico.

Più di 200 anni per costruirlo, e solo poche ore per mandarlo in fumo.

È sicuramente qualcosa che da riflettere sulla caducità di ogni cosa, anche di ciò che sembra immortale.

Non vedremo più il tetto in legno costruito nel 1200, né la guglia alta 45 metri che svettava fiera verso il cielo e che un pomeriggio  è semplicemente crollata tra il fumo e le fiamme.

Per la verità il gigante gotico, simbolo di un’Europa che ancora deve compiere grandi passi in avanti, stava già mostrando segni di deterioramento. Il tempo si sa non risparmia nessuno. Nemmeno un gioiello di architettura amato da fedeli e atei, europeisti e antieuropeisti.

Proprio per apportare qualche restauro intorno alla cattedrale era stata montata un impalcatura in legno che pare abbia preso fuoco per un corto circuito. Le indagini sono ancora in corso, ma si parla di un incendio colposo dai primi riscontri.

Nemmeno i 500 pompieri intervenuti sul posto hanno potuto fermare immediatamente quel fuoco maledetto che ha divorato le vetrate, il tetto, la guglia e ha trasformato quel capolavoro in uno scheletro in fiamme.

Tutta Parigi si è riversata nelle strade ad assistere attonita e insieme al mondo sono rimasti col fiato sospeso fino alle 22:00 quando finalmente le fiamme sono state domate e si è potuto fare la conta dei danni.

Un misto di frustrazione e senso di impotenza si è probabilmente impadronito di chiunque guardasse quella scena color cremisi, nero e grigio sapendo che non c’era modo di arginare quelle fiamme.

Dichiarata patrimonio dell’UNESCO nel 1991, ispirazione per la profetica penna di Victor Hugo, un edificio che ha fatto sognare per la diffrazioni della luce attraverso le sue vetrate.

La perdita di Notre-Dame non è solo una perdita francese. Il mondo dell’arte, le nazioni, gli uomini tutti hanno perso qualcosa. È un altro simbolo che ci lascia orfani.

Le campane parigine hanno suonato a lutto per rendere omaggio al colosso caduto.

E già si parla di unirci tutti per ricostruire ciò che è rimasto, per riportarla al suo splendore. Forse più bella, dicono.

Chi ha voluto la fortuna di visitarla potrà serbare il ricordo di quella maestosità e di quella poesia. Chi non l’ha vista mai probabilmente dovrà aspettare almeno 30 anni. I più anziani hanno la certezza che non la rivedranno.

Ricostruire dunque.

Con la consapevolezza di farlo per chi verrà dopo di noi. Con lo stesso spirito di chi iniziò questa cattedrale con la certezza di lasciare una traccia ai posteri.

Ricostruire e poter dire che quello del 15 aprile 2019 è stato solo un incubo passeggero.


Di Valentina Cicchelli

Au revoir, Notre-Dame!

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ANÁΓKH (Ananke), ovvero la dea del Fato, caratteri incisi lungo una delle torri di Notre-Dame, un greco antico che fa a pugni con lo stile gotico di una cattedrale di cui si profetizzava già il destino. Ad esserne affascinato fu, per primo, Victor Hugo, autore romantico che, nel 1831, pubblicò il suo celebre romanzo ”Notre-Dame de Paris”, omaggio ad un capolavoro architettonico bistrattato da politici e ingegneri, salvato dal degrado e dall’incuria proprio grazie alla trasposizione letteraria che lo scrittore aveva scelto di ambientare nella Parigi del basso-medioevo, sotto il regno di Luigi XI.

Oracolo di una storiografia compiutasi alle ore 19 dello scorso 15 aprile, Victor Hugo, in uno dei suoi capitoli, aveva voluto scongiurare calamità culturali, domando l’incendio di un’ignoranza che, nei secoli, pareva aver preso il sopravvento, come fiamme alte divampate quanto il dispiacere di opere da salvaguardare in un edificio la cui struttura si è distinta per resilienza:

Senza dubbio è ancora oggi un maestoso e sublime edificio. – scriveva all’epoca Hugo– Così bello che è stato preservato con il passare degli anni, difficile non sospirare, non essere indignato per degradazioni, mutilazioni che il tempo e gli uomini hanno simultaneamente fatto al venerabile monumento, senza rispetto per Carlo Magno che aveva posato la prima pietra e per Filippo Augusto che aveva posato l’ultima.”

Le campane di Notre-Dame risuoneranno nuovamente a festa, l’anima del Quasimodo che è in tutti noi si rallegrerà con un cuore più forte e amorevole, sopportando, sulla deforme gobba dell’ingiustizia, la fatica di una rinascita auspicata da Macron e da tutti i francesi, popolo lontano ma, allo stesso tempo, vicino ai nostri valori di immortalità artistica.


A cura del Direttore, Miky Di Corato